Ago e filo, a Olbia l’atelier diventa realtà
Paolo Ardovino
Storia di accoglienza e integrazione: da Dakar a via San Simplicio si realizza il sogno di Dame Ngom
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OLBIA. La sua è già un'esistenza che vale la pena vivere. Trascinata per chilometri, tanti, e sacrifici, ancora di più. Eppure, tutto il peso della vita di Dame Ngom passa attraverso la cruna di un ago, e scivola via su fili colorati. Una passione va portata avanti: lui quella per la sartoria l'ha desiderata, è riuscito a farne la sua quotidianità e ora con perseveranza la alimenta giorno e notte. Senegalese, 25 anni, ha aperto un laboratorio al centro di Olbia e sta affermando il suo talento.
Giovane sarto. "Ago e filo" è l'insegna bianca che indica la sartoria in via San Simplicio. La porta sempre aperta sui rumori della città, Dame sempre lì dietro le sue macchine da cucire. Alza la serranda la mattina, la sera chiude alla clientela ma rimane con luce accesa e ventilatore fino a tardi per finire i lavori commissionati. Il metro arrotolato attorno al collo, e così stravolge il gioco delle parti: di solito erano i giovani a rivolgersi alle signore sarte per accorciare i vestiti o farsi riattaccare un bottone; ora invece queste ultime sono le sue prime clienti, sorprese di trovare un 25enne appassionato di sartoria e bravo. Molto bravo. La storia di Dame Ngom potrebbe subito venire presa per spot sull'integrazione, su una storia di migrazione a lieto fine, ma no; conquista clienti giorno dopo giorno perché prima di tutto ha un grande talento. Tra una riparazione e l'altra realizza qualche vestito, il sogno è passare le giornate a disegnare e creare abiti in una boutique tutta sua.
La storia. «Vengo da una città vicino Dakar, sono arrivato in Sardegna con la mia famiglia, a Siniscola», racconta. In Senegal contava già un diploma in sartoria, ma a Nuoro si iscrive al liceo artistico. Mostra il libro di testo di moda su cui studiava, continua a tenerlo con sé. Le prof del liceo sorprese dal suo talento lo aiutano e lo fanno partecipare a una piccola sfilata. Frequenta anche un corso regionale. Il suo scopo è aprire un'attività, ma serve una cifra considerevole e perciò inizia il valzer dei lavori. «D’estate lavapiatti negli alberghi per pagarmi l'affitto e continuare lo studio in inverno – dice Dame timido –, e la pausa non era pausa». Intende dire che durante le pause si caricava sulle spalle la merce e andava a vendere sulle spiagge («non voglio tornare a quel lavoro, non ha dignità»). Ha fatto l’aiuto cuoco, in Sicilia ho raccolto olive, a Milano lavato i vetri delle auto. Lavorare per vivere, lavorare per un sogno.
Sognando una boutique. Raggiunta la cifra necessaria, ha scelto il cosmopolitismo di Olbia per aprire la sua attività, «anche se le persone che mi conoscono mi dicono di fare altro perché la sartoria non esiste più». In città da appena un anno, si sta facendo conoscere col passaparola. Realizza piccole riparazioni, e nei giorni di pausa studia e viaggia per comprare tessuti. Ne ha una busta piena. Floreali, tinta unita, a pois. Con i primi guadagni si è comprato macchine nuove di zecca. Per il "parrucchiere delle principesse" Andrea Basolu ha cucito gli abiti che hanno sfilato alla mostra di Venezia. «Ho dimenticato quello che ho fatto, i sacrifici, ora penso a quello che voglio fare». Intanto deve concentrarsi sul lavoro, «forse alzerò un po' i prezzi, mi hanno detto che sono molto bassi e non va bene». Sì, la bravura deve costare, e non solo fatica e sudore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Giovane sarto. "Ago e filo" è l'insegna bianca che indica la sartoria in via San Simplicio. La porta sempre aperta sui rumori della città, Dame sempre lì dietro le sue macchine da cucire. Alza la serranda la mattina, la sera chiude alla clientela ma rimane con luce accesa e ventilatore fino a tardi per finire i lavori commissionati. Il metro arrotolato attorno al collo, e così stravolge il gioco delle parti: di solito erano i giovani a rivolgersi alle signore sarte per accorciare i vestiti o farsi riattaccare un bottone; ora invece queste ultime sono le sue prime clienti, sorprese di trovare un 25enne appassionato di sartoria e bravo. Molto bravo. La storia di Dame Ngom potrebbe subito venire presa per spot sull'integrazione, su una storia di migrazione a lieto fine, ma no; conquista clienti giorno dopo giorno perché prima di tutto ha un grande talento. Tra una riparazione e l'altra realizza qualche vestito, il sogno è passare le giornate a disegnare e creare abiti in una boutique tutta sua.
La storia. «Vengo da una città vicino Dakar, sono arrivato in Sardegna con la mia famiglia, a Siniscola», racconta. In Senegal contava già un diploma in sartoria, ma a Nuoro si iscrive al liceo artistico. Mostra il libro di testo di moda su cui studiava, continua a tenerlo con sé. Le prof del liceo sorprese dal suo talento lo aiutano e lo fanno partecipare a una piccola sfilata. Frequenta anche un corso regionale. Il suo scopo è aprire un'attività, ma serve una cifra considerevole e perciò inizia il valzer dei lavori. «D’estate lavapiatti negli alberghi per pagarmi l'affitto e continuare lo studio in inverno – dice Dame timido –, e la pausa non era pausa». Intende dire che durante le pause si caricava sulle spalle la merce e andava a vendere sulle spiagge («non voglio tornare a quel lavoro, non ha dignità»). Ha fatto l’aiuto cuoco, in Sicilia ho raccolto olive, a Milano lavato i vetri delle auto. Lavorare per vivere, lavorare per un sogno.
Sognando una boutique. Raggiunta la cifra necessaria, ha scelto il cosmopolitismo di Olbia per aprire la sua attività, «anche se le persone che mi conoscono mi dicono di fare altro perché la sartoria non esiste più». In città da appena un anno, si sta facendo conoscere col passaparola. Realizza piccole riparazioni, e nei giorni di pausa studia e viaggia per comprare tessuti. Ne ha una busta piena. Floreali, tinta unita, a pois. Con i primi guadagni si è comprato macchine nuove di zecca. Per il "parrucchiere delle principesse" Andrea Basolu ha cucito gli abiti che hanno sfilato alla mostra di Venezia. «Ho dimenticato quello che ho fatto, i sacrifici, ora penso a quello che voglio fare». Intanto deve concentrarsi sul lavoro, «forse alzerò un po' i prezzi, mi hanno detto che sono molto bassi e non va bene». Sì, la bravura deve costare, e non solo fatica e sudore.
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