Alluvionato e dimenticato «Mai visto il risarcimento»

A Padru l’azienda di Antonio Mura fu devastata dalla piena del Lerno nel 2009 La perizia quantificò 640mila euro di danni. «Ho scritto a tutti, nessun aiuto»

PADRU. In tutti questi anni, non si è mai messo l’animo in pace Antonio Mura, imprenditore di Padru. Le acque del fiume Lerno, il 24 settembre del 2009, devastarono la sua azienda, un’officina e un’area di rimessaggio per barche e roulottes. Danni stimati da un perito in 640mila euro. Rimborsi e indennizzi pari a zero. Puntuale ogni anno, con l’arrivo dei temporali e la paura di nuovi disastri, si riaprono le ferite per quell’ingiustizia subìta. Perché le istituzioni si sono completamente dimenticate di lui e se oggi la sua attività non è morta e sepolta sotto l’ondata di acqua e fango, è unicamente grazie a se stesso, che è riuscito a rimettersi in piedi da solo, non certo per i risarcimenti ricevuti. «Sono stato dimenticato, mi sento un cittadino di serie B, credo di essere l’unico alluvionato con danni certificati a non aver ricevuto un euro di risarcimento», denuncia con la stessa indignazione di dodici anni fa, Antonio Mura. Vittima per due volte dell’alluvione: prima della piena del fiume Lerno nel 2009, poi, anche se in maniera meno devastante, del passaggio del ciclone Cleopatra il 18 novembre 2013.

Ogni volta che in qualche parte d’Italia (e accade sempre più spesso) nubifragi e alluvioni creano danni o si ricordano gli anniversari di quelli che flagellarono la Gallura, la rabbia mai sopita, riaffiora con forza nell’animo dell’imprenditore di Padru.

In tutti questi anni Antonio Mura ha condotto la sua battaglia senza riuscire a portare mai a casa la vittoria.

Ha scritto un po’ a tutti: ai presidenti del Consiglio e della Repubblica, alla Regione, alla Provincia, al prefetto, all’ente di controllo. Gli avevano risposto soltanto Sergio Mattarella e l’allora sindaco di Padru, Antonio Satta, «l’unico che si era impegnato», ricorda.

Tanta solidarietà e pacche sulle spalle: sono queste le uniche cose che Antonio Mura ha ricevuto dallo Stato, inteso come insieme delle istituzioni pubbliche. Eppure poche settimane dopo il disastro del 2009, aveva inviato un folto fascicolo ai vari enti. All’interno una perizia tecnica firmata da un professionista che aveva messo nero su bianco l’elenco dei danni subiti alle strutture, ai mezzi e alle attrezzature: oltre 640mila euro che hanno messo in ginocchio l’azienda e il proprietario. Altri 100mila euro circa è invece la stima dei danni subìti a causa dell’ alluvione del 2013. «Mi avevano promesso 40mila euro, me ne hanno dati meno di 20mila di cui, tolte le spese, me ne sono rimasti forse 4mila. Una vergogna». (t.s.)

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