Filippo è stato torturato: tre indagati

Due minori e un maggiorenne accusati dalle Procure di Sassari e Tempio di aver picchiato e seviziato il senzatetto

ARZACHENA. L’inchiesta sulla morte di Filippo è chiusa. Tortura, è la pesante accusa che grava su tre ragazzi di Arzachena – due minorenni, di quindici anni, e uno maggiorenne – ritenuti responsabili dalla Procura dei minori di Sassari e da quella di Tempio, dei pestaggi e delle sevizie inflitte a Abdellah Bequeawi, 54 anni, il clochard marocchino che tutti chiamavano Filippo, trovato morto nel parcheggio sotterraneo dell’Eurospin qualche giorno prima di Natale dell’anno scorso. Le indagini si erano concentrate inizialmente su sei ragazzi con l’accusa di lesioni aggravate. Tre di loro sono usciti dall’inchiesta e la loro posizione dovrebbe essere archiviata: si tratta dei due minori che erano stati interrogati dal pubblico ministero Roberta Del Giudice nel tribunale dei minori di Sassari, e del loro amico che aveva reso spontanee dichiarazioni (difesi dagli avvocati Ezia Orecchioni, Francesca Pileri e Luca Montella). I tre avevano risposto a tutte le domande del pubblico ministero. Pronti a fare chiarezza su quanto era accaduto nel parcheggio sotterraneo del supermercato diventato la casa di Filippo, su quei colpi sferrati senza un perché contro un clochard debole e indifeso. Avevano ammesso di essere stati lì, di aver assistito. Ma di non aver picchiato Filippo. A luglio c’era stata una richiesta di proroga delle indagini. Ora la chiusura delle indagini. Con la nuova e più pesante accusa per tre di loro: tortura. La prova sarebbe nei video – due quelli in mano agli inquirenti – girati da loro stessi, filmati che testimoniano spintoni, umiliazioni e gesti di gratuita crudeltà subiti dal senzatetto. Gli indagati sono accusati di averlo colpito in diverse occasioni con calci alla schiena e allo stomaco facendolo cadere pesantemente a terra, e di altri gesti di violenza: come quando uno di loro gli ha spento la sigaretta sul palmo della mano, o quando gli hanno spinto il carrello della spesa con forza contro le gambe tanto da farlo cadere. O ancora, quando gli avevano sferrato un calcio mentre lui era chinato sul portabagagli aperto di un’auto abbandonata nel suo rifugio sotterraneo, facendogli sbattere la testa. Tutto ripreso con un cellulare che ha immortalato i pestaggi e i violenti crolli a terra dell’uomo, in perenne stato di ubriachezza e, quindi, impossibilitato a difendersi. Immagini che hanno girato di cellulare in cellulare fino a diventare di dominio pubblico ad Arzachena (e non solo) e a far scattare l’intervento dei carabinieri e delle Procure dei minori e di Tempio. I cellulari sono stati sequestrati e lì sono stati trovati spezzoni dei filmati, risalenti a una ventina di giorni prima della morte di Abdellah Bequeawi.

Filippo viveva ad Arzachena da trent’anni. Lo conoscevano tutti. Aveva vissuto per anni nelle baracche dietro lo stadio. La Caritas, gli assistenti sociali del Comune, i volontari delle associazioni non gli facevano mancare il loro aiuto. Aveva anche una casa. Ma a un tetto sulla testa, lui, preferiva la strada. E da tempo la sua fissa dimora era diventata il parcheggio sotterraneo dell’Eurospin. Lì aveva sistemato le sue coperte e le sue poche cose, lì portava e mangiava gli avanzi che recuperava dal supermercato e quello che tanti cittadini generosi gli donavano. Era stato trovato morto qualche giorno prima di Natale. Si era parlato di infarto. Poi, avevano cominciato a circolare i video ed era scattata l’inchiesta. Conclusa con l’accusa di tortura. Il corpo sepolto in Marocco non è stato riesumato per l’autopsia, necessaria per accertare le cause della morte. I tre indagati sono difesi dagli avvocati Giorgina Azara, Irene Sangaino ed Eleonora Bianco. Il fratello di Abdellah Bequeawi è assistito dall’avvocato Angelo Merlini.

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