Opere incongrue nel mirino sequestrati altri due ponti

L’ordinanza eseguita dal Noe e dalla polizia locale in via del Nuraghe e Sant’Elena I sigilli sono scattati finora su 9 delle 18 infrastrutture pericolose e da demolire

OLBIA. I carabinieri del Noe di Sassari supportati dalla polizia locale di Olbia hanno sequestrato ieri altri due ponti pericolosi, due delle diciotto opere incongrue finite al centro di un’inchiesta della Procura. Si tratta del ponte in via del Nuraghe, all’uscita di Olbia, oltre il quartiere Isticadeddu, in località Mannazzu, e del ponte in via Sant’Elena, nel quartiere Santa Mariedda. Altre due zone critiche della città, che finiscono sott’acqua a ogni temporale. In via del Nuraghe i residenti assistono alla perenne esondazione del corso d’acqua che a ogni pioggia si ingrossa e passa sopra i tubolari. Ogni volta che questo succede, la polizia locale chiude la via così come avviene nelle altre zone a rischio allagamenti. Ieri è scattato il sequestro del ponte, ma la strada non è stata chiusa per consentire l’accesso ai residenti. Soluzione che potrebbe essere adottata anche per altre opere incongrue ancora da sequestrare che ricadono in punti nevralgici della città, strade centrali o molto trafficate, la cui totale chiusura creerebbe pesanti problemi alla viabilità.

Da una decina di giorni, i carabinieri del Noe stanno eseguendo l’ordinanza di sequestro preventivo emessa dal gip del tribunale di Tempio Claudio Cozzella, su richiesta del procuratore Gregorio Capasso: diciotto in tutto le opere incongrue finite sotto accusa nell’inchiesta della Procura sulla mancata messa in sicurezza della città dopo la bocciatura da parte della Regione del Piano Mancini.

Nove finora i ponti incriminati, messi sotto sequestro dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico a cui il procuratore Capasso ha delegato le indagini.

Un provvedimento di sicuro senza precedenti. Che arriva a otto anni dal Ciclone Cleopatra.

La Procura ha voluto dare un giro di vite sulla mancata esecuzione di un piano per la messa in sicurezza della città sul fronte del rischio idrogeologico. I diciotto ponti indicati come opere incongrue rappresenterebbero, come emerge dalle carte dell’inchiesta, dei pericolosi “tappi”al corretto deflusso dei canali e dei corsi d’acqua. Infrastrutture che in questi anni, come scrive nell’ordinanza di sequestro il gip Claudio Cozzella, avrebbero dovuto essere demoliti. (t.s.)

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