In Gallura inflazione record, più alta della media nazionale
I prezzi a luglio cresciuti dell’ 11,4 per cento, nel resto d’Italia del 10 per cento
Olbia I numeri del turismo a Olbia e in Gallura sono da record, ma l’effetto immediato è un aumento del tasso di inflazione. Il costo della vita sale in combinato disposto con l’afflusso di vacanzieri e incide su famiglie e imprese. I dati diffusi dall’Unione nazionale consumatori vedono la Gallura, con riferimento alla ex provincia Olbia-Tempio, nelle prime posizioni della classifica nazionale con un tasso di inflazione del +11,4%, incremento dei prezzi che porterebbe l’aggravio annuo per nucleo familiare intorno ai 620 euro.
I prezzi a luglio su scala nazionale sono cresciuti per media annua del +10%, quindi la Gallura si colloca ben al di sopra della media nazionale. Queste cifre si riferiscono a una famiglia di tre persone, rendendo il quadro ben più complesso per i nuclei familiari più numerosi. Su scala nazionale si passa infatti da una media di 564 euro, a 769 euro per una coppia con due figli o a 919 euro per le coppie con tre o più figli. Il primato tra le città in cui si è registrato l’aumento maggiore per quanto riguarda il carovita è Cosenza, ma la Gallura occupa i primi posti insieme alla provincia di Sassari, che registra un +12,4%, con 569 euro di costi maggiori in un anno.
«È paradossale aver aspettato la ripresa dopo due anni di lockdown chiusi in casa e trovarsi in questa situazione – spiega Mirko Idili, segretario della Cisl Gallura –. Un’inflazione così alta nel nostro territorio penalizza non solo i nuclei familiari più numerosi dove sono presenti bambini, ma anche e soprattutto quelli in cui sono presenti anziani. Il carrello della spesa si sta facendo sempre più pesante per chi ha un reddito da lavoro dipendente o che vivono con le loro già magre pensioni».
Una corsa dei prezzi che non accenna a fermarsi, ma che conferma Sassari e la Gallura in cima alla classifica. Secondo i dati elaborati da Adiconsum Sardegna, fatti propri dall’Istat nel marzo scorso, infatti, i prezzi al dettaglio crescevano in media del 7% su base annua sia a Sassari che a Olbia-Tempio, mentre a Cagliari l'inflazione si fermava al 6,2%. Analizzando i vari comparti di spesa, emerge come fino a marzo i prezzi dei prodotti alimentari fossero aumentati a Sassari del 7,6%, del 7,4% ad Olbia e del 5,2% a Cagliari. Sul fronte dell'energia e dei trasporti era Olbia a detenere il primato, con tariffe di luce, gas e combustibili per la casa aumentate del 66,6% su base annua, mentre il comparto dei trasporti aveva subito una accelerazione del +12,9%. «Si tratta di dati contrastanti, che se da un lato ci presentano un andamento positivo ed in crescita del comparto trainante l'economia del territorio, dall'altro ci confermano che ancora a pagare gli effetti inflattivi di questa particolare congiuntura economica sono le classi meno abbienti, gli ultimi – sottolinea Luisa Di Lorenzo, segretaria della Cgil Gallura –. Chi non ha un lavoro stabile, disoccupati, precari, stagionali sopporta un incremento del costo della vita significativo, senza che a questo corrisponda un miglioramento della propria condizione reddituale. Ci troviamo davanti al paradosso che si diventa poveri pur lavorando, ragion per cui si rende sempre più necessario e urgente un intervento immediato e strutturale di politica dei redditi, che deve intervenire sulla riduzione del cuneo fiscale a carico del lavoratore e nell’avvio di una stagione di rinnovi contrattuali per far recuperare potere d’acquisto alle retribuzioni».
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