La Nuova Sardegna

Olbia

La storia

In fuga dalla Colombia a Olbia per ricominciare a vivere

di Stefania Puorro
In fuga dalla Colombia a Olbia per ricominciare a vivere

Il racconto di una madre e una figlia arrivate in città dopo anni di violenza e terrore: «In quell’inferno non potevamo più stare»

23 novembre 2022
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Olbia Una vita di minacce e di terrore. Con la paura di essere uccise. Poi quelle immagini in televisione, che raccontavano la Sardegna. «Chi parlava, mentre venivano mostrati i filmati di un mare meraviglioso e tanti luoghi incantati, diceva che è un’isola poco popolata, che è frequentata da turisti di tutto il mondo e che i sardi sono gentili e amichevoli. Siamo rimaste colpite. E ora siamo qui».

È la storia di Teresa, 50 anni, e di sua figlia Lucia che di anni ne ha 21. Sono di origine venezuelana ma sono scappate dalla Colombia, dove vivevano dal 2017, per ricominciare a sorridere. «In quell’inferno non potevamo più stare - raccontano -. Abbiamo preso un aereo per Madrid, poi abbiamo fatto scalo a Roma e infine siamo atterrate a Olbia. Appena sbarcate abbiamo raggiunto subito l’ufficio della polizia di frontiera - spiega Lucia - per chiedere protezione internazionale. Vogliamo soltanto cominciare a essere felici e avere una vita normale. Ci siamo sistemate in un paesino della Gallura con un permesso di soggiorno provvisorio e da gennaio potremo anche lavorare».

Lucia ha un viso d’angelo e gli occhiali da vista non oscurano il suo sguardo intenso. Non nasconde la sofferenza che si porta dietro ma nello stesso tempo il suo desiderio più grande, così come quello di sua madre, è di riuscire a voltare pagina, continuare a studiare e riabbracciare il papà «che speriamo possa raggiungerci quanto prima».

Il racconto, poi, arriva tutto d’un fiato. Teresa è una donna pacata e riservata e lascia parlare sua figlia. «Nel 2017 siamo andati via dal Venezuela. Vivere nel nostro paese era molto complicato e poi abbiamo dovuto sopportare il dolore devastante per la morte di mio fratello, che aveva solo 25 anni, per mancanza di medicine. Credevamo che in Colombia saremmo potuti ripartire. Ma non è stato così. Mio padre, nel 2018, cominciò a vendere formaggi e dopo qualche tempo i Bacrim, vere e proprie gang, lo minacciarono dicendo che noi venezuelani non potevamo vendere nessun tipo di prodotto per l’uomo. Così, nel 2021, abbiamo aperto un negozio di cibo per cani e gatti. Anche in quel caso, però, i guerriglieri ci chiedevano soldi per poter tenere aperta l’attività. Abbiamo dato loro 700 euro e quando, nell’agosto di quest’anno, ce ne hanno chiesti altri 900 non eravamo in grado di pagare, perché non si guadagnava abbastanza. Ma loro non ne volevano sapere e sono diventati molto aggressivi: ci hanno distrutto il negozio dicendoci di andare via subito. E poi a me hanno detto - ricorda Lucia col terrore negli occhi - che se non ci fossimo allontanati mi avrebbero prima violentata davanti ai miei genitori e poi ci avrebbero uccisi tutti e tre. Ecco perché siamo arrivate in Sardegna».

Lucia e Teresa in questi giorni hanno camminato talmente tanto da riuscire a raggiungere anche una spiaggia. «Meravigliosa. Era una giornata di sole, il mare è stupendo e speriamo possa vederlo con noi anche mio padre. Adesso - continua Lucia - sto aspettando una risposta dall’università colombiana che ho frequentato per 4 anni. Me ne manca solo uno per laurearmi in Giurisprudenza ma alla fine mi è stata negata la borsa di studio nonostante avessi una media dei voti molto alta. Spero di poter concludere il mio percorso, ci tengo tantissimo. E poi spero che la nostra richiesta di protezione internazionale venga accolta, anche se so che i tempi sono lunghi».

Una richiesta presentata appunto alla polizia di frontiera aeromarittima di Olbia guidata da Christian Puddu appena le due donne sono atterrate al Costa Smeralda. «I poliziotti ci hanno accolte con professionalità ma anche con sensibilità. Hanno capito le nostre paure. E ci teniamo a ringraziarli di vero cuore».

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