La Nuova Sardegna

Olbia

Lo scandalo

Olbia, navi romane abbandonate: del progetto nell’ex Artiglieria non c’è più traccia

di Dario Budroni

	L'ex Artiglieria con in primo piano il capannone A. Di fronte le casse contenenti le navi romane
L'ex Artiglieria con in primo piano il capannone A. Di fronte le casse contenenti le navi romane

I resti sistemati all’aperto in attesa della riqualificazione del capannone che li custodiva. Lavori solo accennati, ma i reperti sono rimasti lì per anni

20 aprile 2024
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Olbia. Le antiche navi sono state trasferite all’aperto per un motivo ben preciso. Tutte fuori per permettere agli operai di ristrutturare il vecchio capannone militare che le ospitava. Il problema, però, è che la sistemazione in mezzo alle erbacce sarebbe dovuta essere provvisoria. Roba di qualche mese, insomma. Invece sono passati quattro anni. E dei lavori, appena avviati, non è rimasta neanche l’ombra. Il progetto, da mezzo milione di euro e ben visibile sul sito della Soprintendenza, avrebbe portato a mettere finalmente in sicurezza il decrepito capannone che da oltre vent’anni custodisce il grosso dei reperti archeologici trovati nel sottosuolo olbiese. Poi, però, qualcosa deve essersi per forza inceppato. Era tutto pronto: soldi, progetto, aggiudicazione dei lavori. Le navi contenute nelle casse erano state anche momentaneamente sistemate all’esterno proprio per lasciare campo libero ai tecnici e agli operai. Ma le cose, alla fine, sono andate diversamente. Il capannone dell’ex Artiglieria è rimasto il vecchio e malandato edificio di sempre e – soprattutto – i resti delle antiche navi romane e medievali non sono stati più messi al riparo. Il motivo è sconosciuto e il risultato è drammatico: i reperti sono rimasti per anni sotto il sole e la pioggia e, nelle casse scoperte, il loro stato di conservazione si vede in maniera piuttosto chiara. Larve, muffe, plastica maciullata e legni marci.

Il progetto. È tutto scritto sul sito istituzionale. Si legge che nel 2018 la Soprintendenza locale aveva partecipato a una manifestazione di interesse per un progetto da finanziare con i fondi dell’8 per 1000 dell’Irpef della presidenza del Consiglio, per quanto riguarda l’annualità 2014. Obiettivo: «Recupero funzionale, riordino e restauro del materiale archeologico contenuto nell’edificio denominato capannone A nell’ex Artiglieria». Una partecipazione al bando voluta anche sulla scia dell’alluvione del 2013, quando l’ondata di piena del rio Seligheddu e del rio Gadduresu sommerse l’area danneggiando anche i reperti. Il progetto presentato nel bando è molto dettagliato e prevedeva il rifacimento del tetto, il risanamento degli intonaci, nuove scaffalature e riqualificazione degli impianti idrici ed elettrici. Un ampio spazio è poi dedicato al riordino, alla sistemazione e alla conservazione di tutti i reperti archeologici, tra cui anche le navi romane e medievali trovate tra il 1999 e il 2001 durante lo scavo del tunnel. Sono 21 in tutto, più le tre da tempo esposte al museo. Nelle relazioni del progetto si legge che si sarebbero dovute liberare due campate dell’edificio dalle casse contenenti i reperti di grandi dimensioni, proprio per permettere i lavori. E per quanto riguarda ancora le antiche navi, emerge che era prevista una manutenzione sia dei legni che delle vasche che li contengono, più il recupero delle indicazioni originarie con l’elencazione in appositi cartellini. Costo totale dell’operazione: 499mila euro. Tutto questo, visto come sono poi andate le cose, non è avvenuto. Le navi sono state sistemate all’esterno presumibilmente nel 2020 e da lì non si sono più mosse. I lavori nel capannone non sono più andati avanti (o forse non sono mai cominciati) e le casse che custodiscono gli antichi legni, inspiegabilmente, non sono state più messe al sicuro. Un progetto, quello relativo al capannone A, che non va confuso con quello che sta invece interessando i due capannoni vicini, sempre all’interno dell’ex Artiglieria, dove il Segretariato regionale del ministero della Cultura sta realizzando un intervento di adeguamento e fruizione. I lavori, solo qui, sono in corso ormai da tempo.

L’inchiesta. Un mese fa era stata la Nuova Sardegna a denunciare lo stato di abbandono delle navi romane. Per fare luce su ciò che è accaduto nell’ex Artiglieria, il procuratore di Tempio Gregorio Capasso nei giorni successivi ha affidato la delega, per svolgere tutti gli accertamenti, al nucleo speciale dei carabinieri che si occupa della tutela del patrimonio culturale. L’obiettivo è verificare lo stato dei preziosi reperti e individuare i soggetti responsabili che avrebbero dovuto occuparsi della loro custodia. Al momento non ci sarebbero né indagati né una ipotesi di reato configurata. Lo scorso 8 aprile il primo sopralluogo nell’ex Artiglieria da parte dei carabinieri.

La pulizia. La questione della proprietà dell’ex Artiglieria è complessa. L’area è stata sempre demaniale e il capannone A era stato quindi dato in concessione alla Soprintendenza, più di 20 anni fa, per la conservazione dei reperti. Il resto dell’area, nel 2017, era invece passato al Comune per la cifra simbolica di un euro. Un passaggio che, tuttavia, come ha spiegato il sindaco Settimo Nizzi nelle scorse settimane, non è stato mai completato. L’iter non è ancora arrivato al capolinea. Dopo lo scandalo delle navi lasciate marcire sotto il sole, il Comune è comunque intervenuto e ha fatto pulire l’intero polmone verde, eliminando le erbacce e i rifiuti. Inoltre ha messo in sicurezza i perimetri dell’area, visto che nell’ex Artiglieria, fino a poche settimane fa, poteva accedere quasi chiunque. Le cronache degli anni parlano chiaro: incendi, capannoni occupati da senzatetto e tentativi di furto di reperti archeologici. Il sindaco ha da poco spiegato che l’obiettivo dell’amministrazione comunale è quello di concludere l’iter relativo alla proprietà dell’area e di trasformare l’ex Artiglieria di Santa Cecilia in un parco urbano.

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