L’ultima messa in piazza di don Jacek a San Pantaleo
Trasferito ad Arzachena il sacerdote promotore della chiesa all’aperto
Olbia A suo modo quel parroco venuto da lontano ha sfidato una delle abitudini più radicate dell’estate: la chiassosa passeggiata dei vip in vacanza in Costa Smeralda, tra boutique colorate e aperitivi esclusivi nelle viuzze di San Pantaleo, cuore glamour della Gallura di granito. Ogni domenica sera, alle 20 in punto, don Jacek Meczel, polacco, celebra la sua messa all’aperto nella piazza del borgo, davanti a centinaia di fedeli. Per un’ora, come d’incanto, il tempo si ferma e cala il silenzio, profondo e rispettoso. Solo canti e preghiere, nulla di più. Poi si riaccendono le luci e la domenica riprende il suo corso. Il messaggio è chiaro: ricordare a tutti che la fede può convivere con il bello, il turismo e perfino il glamour. Basta che ogni domenica, per un’ora, ci sia ancora spazio per il silenzio, la preghiera e la speranza. E non è poco.
Per don Jacek quella di stasera, domenica 31 agosto, forse sarà l’ultima messa in piazza – la “festa del Corpus Domini”, come la chiama lui – perché la diocesi di Tempio ha deciso il suo trasferimento da San Pantaleo ad Arzachena, a Santa Maria della neve. Sarà don Santino Cimino, parroco di Cannigione, a raccogliere il testimone affiancato da don Carlos Henrique Alves de Resende. Un passaggio “in punta di piedi” secondo lo stile silenzioso di don Jacek. Per San Pantaleo, comunque, è la fine di una storia di fede e di amore. Per molti resterà “il nostro parroco”, e anche quando non sarà più lui a celebrare, la sua eredità spirituale sarà sempre ben presente tra i vicoli del borgo.
Non certo un parroco qualunque, don Jacek Meczel. Nato nel 1966 e ordinato sacerdote nel 1991, era arrivato a San Pantaleo con la forza della vocazione e la dolcezza del carattere. In un borgo piccolo ma centrale nella mappa turistica della Sardegna, ha saputo coniugare tradizione liturgica e attenzione alle persone, facendo della parrocchia un luogo aperto, accogliente e vivo. Un punto di riferimento per residenti e turisti. Durante il suo ministero, ha preservato e arricchito il patrimonio devozionale: ha fatto realizzare una statua in granito dedicata a San Giovanni Paolo II nella piazza e un affresco dello stesso pontefice nella chiesa, segno di un legame profondo con il santo, polacco pure lui. Forte anche la devozione a Santa Faustina Kowalska e alla Divina Misericordia, cui ha dedicato preghiere, catechesi e momenti speciali. In segno di fede profonda, ha costruito con le sue mani un piccolo santuario dedicato al Gesù Bambino di Praga all’ingresso del paese, ancora in attesa dell’illuminazione pubblica promessa dalle autorità locali. Nonostante l’imminente trasferimento ad Arzachena, don Jacek ha recentemente investito denari per rinnovare l’impianto audio per la messa in piazza, da lui fortemente voluta. Quasi a voler dire al suo successore: «Non togliere questo dono alla gente. La comunità di San Pantaleo aspetta questo momento ogni settimana».
A rendere ancora più speciale l'appuntamento domenicale è stato anche l’accompagnamento musicale di Mario Asara, presenza fissa con la sua voce e la sua tastiera, capace di trasformare ogni celebrazione in un'esperienza intensa e partecipata. Immancabile anche l’esecuzione del “Deus salvet Maria” in lingua sarda, che ha commosso tutti, turisti in vacanza e residenti. Sotto la sua guida, anche le feste patronali di San Pantaleo e Santa Lucia hanno vissuto una nuova vitalità, diventando momenti di vera comunione tra fede, cultura e identità. Memorabile la cerimonia del 2019 in ricordo delle tredici vittime dell’incendio del 1989, capace di unire diverse generazioni nel dolore condiviso.
Lo scorso mese di marzo don Jacek ha accolto in Gallura le reliquie di San Giovanni Paolo II, presiedendo celebrazioni a Calangianus e Luras seguite da centinaia di fedeli. «È come chiudere un cerchio», aveva confidato non senza emozione.
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