Olbia, tra furti e occupazioni abusive: nuovo allarme nel palazzo-tugurio
Dopo lo sgombero del 2022 l’edificio di viale Aldo Moro torna a preoccupare gli abitanti del quartiere
Olbia Il palazzo è circondato dalle transenne e tappezzato di divieti di accesso. Ma in realtà basta maneggiare un paio di tenaglie per intrufolarsi nei corridoi e prendere possesso di una eterna terra di nessuno fatta di stanze sudicie e cortili invasi dalle sterpaglie. La gente che vive attorno ha paura e si dice pronta a scrivere al prefetto. Il palazzo privato che si affaccia su viale Aldo Moro e sulle vie Longhena e Peduzzi, in pieno centro, continua così a rappresentare un problema piuttosto serio. Dopo anni di occupazioni abusive, la situazione sembrava essersi più o meno risolta nell’aprile del 2022, quando, all’interno della struttura, era scattato lo sgombero coatto ordinato dal giudice. Ma niente da fare. Pian piano il palazzo che un tempo ospitava due ristoranti, una banca e gli uffici della Asl è stato nuovamente occupato. C’è chi non ha un tetto sotto cui passare la notte ma ci sarebbe anche chi approfitta degli spazi vuoti dello stabile per organizzare furti e attività di spaccio. È per questo che gli abitanti del quartiere tornano a chiedere l’intervento delle istituzioni. Nel frattempo, però, si sta muovendo anche la proprietà della struttura. L’obiettivo è innanzitutto quello di ricorrere al nuovo Decreto sicurezza, che ha appena introdotto pene e strumenti più severi in caso di occupazione degli immobili. Il secondo step sarà poi quello di riqualificare l’edificio per donargli finalmente una nuova vita.
La situazione. Il palazzone è di proprietà della società Alturcampa, riconducibile al gruppo della famiglia Pulcini. Per anni, in passato, qui trovavano posto uffici, appartamenti e attività di ristorazione. Poi, per una serie di motivi mai del tutto chiariti, la struttura era piombata in una allarmante situazione di degrado, tra occupazioni, spaccio di droga ed enormi cumuli di rifiuti di ogni genere. Una vera e propria bomba a ologeria infine disinnescata con lo sgombero ordinato dal giudice dopo il ricorso d’urgenza presentato dalla proprietà. Un’ala era stata poi concessa in comodato d’uso a una associazione di guardie ecozoofile per garantire un minimo di vigilanza e di controllo, ma evidentemente non è bastato. Così il palazzo è stato nuovamente occupato. Salvatore Deiana, avvocato che assiste la proprietà dell’immobile, fa sapere che adesso si cercherà di ricorrere agli strumenti del Decreto sicurezza, che ha introdotto il reato di occupazione abusiva arbitraria e che prevede anche sgomberi più veloci da parte dell’autorità giudiziaria. Subito dopo, sottolinea l’avvocato Deiana, la proprietà si occuperà di mettere in sicurezza lo stabile e di chiudere nuovamente gli accessi. Tutto questo in attesa che prenda forma il progetto di rilancio della struttura, che, nel giro di breve tempo, potrebbe così tornare a ospitare uffici e altre attività.
La bomba sociale. Il palazzo-tugurio era finito al centro del dibattito cittadino tra il 2021 e il 2022, con qualche puntata anche in consiglio comunale come effetto delle interrogazioni delle minoranze. Lo stabile, infatti, racchiudeva in un unico luogo una lunga serie di problemi. Spaccio, abusi, episodi di violenza. Sempre qui, nel 2019, era stata trovata senza vita una giovane donna. A ucciderla una overdose, come era stato accertato dall’autopsia. Ma alcuni alloggi erano stati occupati anche da disperati, da famiglie senza una casa, da giovani genitori con minori a carico. Tutti ammassati in una struttura disseminata di rifiuti e rimasta senza acqua né elettricità. I gestori dei due ristoranti, alla fine, si erano trovati costretti ad alzare bandiera bianca. Pian piano, all’interno dei due locali, era stato rubato di tutto: sedie, tavoli, cucine, impianti audio. Il caso era finito sulle pagine della Nuova e così, nel 2022, erano scattati i sopralluoghi da parte delle forze dell’ordine e il sindaco Settimo Nizzi aveva firmato una ordinanza di inabitabilità per via delle pessime condizioni igienico-sanitarie. Poi la proprietà era riuscita a ottenere dal giudice lo sgombero coatto dell’edificio. Una situazione di degrado – e decisamente preoccupante anche sul fronte dell’ordine pubblico – che si è però ripresentata.
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