Olbia, in centinaia in piazza per chiedere lo stop del genocidio a Gaza
In corteo associazioni, famiglie e studenti: «Palestina libera»
Olbia Al grido di «Olbia sa da che parte stare: Palestina libera dal fiume fino al mare» centinaia di persone, nella mattinata di oggi, lunedì 22 settembre, hanno preso parte alla manifestazione che da piazza Crispi ha attraversato via Regina Elena e corso Umberto, per poi raggiungere piazza Elena di Gallura, di fronte al municipio. Un corteo pacifico, colorato dalle bandiere della Palestina e da quelle della pace, che ha fatto sentire forte le molteplici voci presenti. Molti bambini, insegnanti, famiglie, studenti, lavoratori e associazioni hanno espresso la loro solidarietà nei confronti del popolo palestinese e chiesto più volte lo stop al genocidio a Gaza, così come gli attacchi ai civili in Cisgiordania.
Ma non solo. Al centro delle contestazioni anche la politica portata avanti dal governo Meloni, che i dimostranti considerano «complice del massacro». A promuovere la manifestazione, in occasione dello sciopero generale indetto da Usb, sono stati Non una di meno e Pride infogau con l’adesione di numerose sigle e associazioni, come l’Anpi e Prospettiva donna. In piazza anche il consigliere regionale Roberto Li Gioi. Assenti, invece, i rappresentanti dell’amministrazione comunale.
Lungo il percorso molte persone si sono unite alla manifestazione. «Siamo qui per qualcosa di più grande di noi. La vostra presenza conta, la vostra voce conta. Solo uniti possiamo resistere e farci sentire per una Palestina libera». È cominciato con queste parole il corteo che pian piano ha iniziato a formarsi in piazza Crispi. Tanti i bambini presenti, con bandiere della pace e cartelli di solidarietà nei confronti dei loro coetanei palestinesi. Tanti anche gli insegnanti, da quelli delle scuole elementari e medie a quelli dei licei – presente lo scientifico Mossa – che, lungo il percorso, hanno dovuto addirittura rispondere a chi gli consigliava di andare a scuola. «Anche questa è educazione, educazione alla coscienza – dice una docente –. Lo sancisce la Costituzione».
Il corteo si è dunque spostato pacificamente per tutto il centro storico, condensando in «Palestina libera» e «Israele Stato terrorista» le posizioni di tutti. Diversi poi gli interventi in piazza Elena di Gallura, con letture di poesie e diverse testimonianze. La più toccante quella di una ragazza palestinese, con indosso la bandiera del suo Stato e in testa un cappellino con la scritta “press”. «Non vogliamo che chi ha trucidato persone e bambini cammini sereno per queste strade. Ecco, bravo, chiudi la finestra – ha detto rivolgendosi a qualcuno all’interno del municipio –. E a voi, genitori che siete nelle case, 330 erano le pallottole nel corpo di una bambina di cinque anni». La ragazza ha poi ricordato un suo amico, ammazzato mentre era nelle tende degli sfollati, e anche tutti i giornalisti uccisi mentre cercavano di raccontare gli eventi in corso in Palestina. Sempre oggi la Cgil Gallura, guidata dal segretario Danilo Deiana, ha chiesto alle 26 amministrazioni comunali della Provincia di riconoscere lo Stato di Palestina attraverso una delibera.
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