La Nuova Sardegna

Olbia

Il caso

Il Tar annulla la zona 30 chilometri orari di Bologna: Olbia difende la sua scelta

di Giandomenico Mele
Il Tar annulla la zona 30 chilometri orari di Bologna: Olbia difende la sua scelta

La città gallurese è stata la prima in Italia a introdurre il limite di velocità

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Olbia Il Tar ha annullato il provvedimento “Bologna città 30” e la sentenza potrebbe innescare un effetto a catena e mettere in pericolo pure il limite dei 30 chilometri in altre città. Olbia dovrebbe essere al sicuro, dopo l’introduzione, prima città in Italia, nel giugno del 2021. La delibera era stata approvata nel 2020, ma l’entrata in vigore si era avuto l’anno successivo. Un lasso di tempo che dovrebbe garantire la certezza del provvedimento, non più impugnabile con ricorsi amministrativi. «La sentenza del Tar è ovviamente arrivata dopo un ricorso contro l’istituzione del limite dei 30 a Bologna, avvenuta nel 2024. A Olbia non ci sono stati ricorsi e il provvedimento, prima città in Italia, è del 2021, quindi riteniamo che non si corra alcun pericolo – sottolinea Giovanni Mannoni, comandante della polizia locale –. Non entro nel merito della pronuncia dei giudici, ma possiamo dire che si basa sui rilievi già avanzati dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti circa l’estensione del limite di velocità a tutto il territorio comunale».

Il caso

Se la città di Bologna è diventata il simbolo del provvedimento a favore della sicurezza stradale e dell’ambiente, Olbia ha rappresentato la prima piattaforma sperimentale di “città 30”. Per quanto riguarda la città felsinea, infatti, l’applicazione generalizzata del limite di velocità nelle aree urbane non sarebbe in linea con il Codice della strada. Il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso dei tassisti e ha annullato il provvedimento con cui il Comune di Bologna ha istituito la “Città 30”. In particolare, è stato annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano e le ordinanze istitutive delle zone in cui il limite di velocità è stato portato a 30 chilometri orari. Per i ricorrenti, l’imposizione estesa del limite avrebbe comportato tempi di percorrenza quasi doppi, con la conseguente riduzione del numero delle chiamate a cui rispondere e notevole contrazione del guadagno. Le analogie con la situazione di Olbia sono tante, anche se per mettere in discussione l’istituzione del limite in città sarebbe servito un ricorso che non è mai arrivato, a dimostrazione che la scelta del sindaco Settimo Nizzi, al di là di qualche resistenza e protesta sui social, è stata comunque accettata di buon grado da cittadini e portatori di interesse. Nella querelle di Bologna il ministero dei Trasporti nelle sue memorie ha richiamato al rispetto dei ruoli istituzionali, ricordando che la norma prevede la possibilità dell’esercizio del potere sostitutivo del ministero, per ottenere il rispetto del Codice della strada. Codice che, di fatto, il Comune non avrebbe rispettato. Il giudice amministrativo ha chiarito che la sua decisione non entra nella valutazione specifica sulla scelta di limitare la velocità, e dunque della sua rispondenza all’interesse pubblico sotto il profilo dell’opportunità e convenienza. Nel mirino del Tar entra la parte del Piano particolareggiato Città 30, che si propone di adottare un limite generalizzato: 30 all’ora per tutte le strade ad eccezione di quelle ad alto scorrimento dove il limite resta di 50.

Nizzi-Salvini

Nel 2024 il sindaco di Olbia aveva già risposto sulle pagine della Nuova Sardegna a Salvini, davanti alla direttiva del ministro che limitava il potere di decidere i limiti di velocità nei centri urbani. «Il ministro deve ripensarci, gli chiedo di rivedere la sua posizione. Non può togliere il potere di decisione ai sindaci, proprio lui che parlava di Roma ladrona» aveva detto Nizzi a Salvini, che partendo proprio da Bologna, amministrazione di centrosinistra che evidentemente considerava ostile, aveva lanciato una campagna contro le città che hanno scelto di limitare a 30 chilometri orari la velocità massima delle auto. Un’applicazione generalizzata, pur nelle differenze di estensione rispetto a Bologna, città di grandi dimensioni rispetto a Olbia, che però riguarda anche il centro gallurese. Si creerebbe, infatti, un conflitto con il quadro normativo di riferimento, delineato dal Codice della strada nell’articolo 142, che prevede che la velocità possa essere ridotta in determinate condizioni: dalla vicinanza di scuole e ospedali ai luoghi in cui si impone una particolare tutela per i pedoni. La decisione del Tar, per fare un esempio, salverebbe le “strade scolastiche”, altro provvedimento introdotto dal Comune di Olbia, ma non l’intero impianto della Città 30. In più, secondo la direttiva del ministero, la misura deve essere caratterizzata da proporzionalità ed adeguatezza. «Non ravvisiamo pericoli di sorta, la norma è solida e, ripeto, in assenza di ricorsi, che non potrebbero più essere presentati in riferimento al limite di velocità a Olbia, il problema non si pone», conferma il comandante Mannoni. Il modello delle Città 30 porta a risparmi di costi sociali complessivi di 150 milioni di euro all’anno in Italia. Un dato emerso dal 22esimo Rapporto Audimob Isfort, che vede Bologna come città capofila, ma che cita anche Olbia come esempio virtuoso di “Zona 30”. Il centro studi sui trasporti indica frenate brusche dimezzate, accelerazioni anomale in calo di un terzo, emissioni ridotte fino al 17% e tempi di percorrenza sostanzialmente invariati: meno di 30 secondi in più per tragitti di dieci minuti. Un insieme di effetti che, nelle stime, si traducono, come anticipato dal quotidiano Il Sole 24Ore, in oltre 150 milioni di euro di costi sociali evitati in sei mesi tra collisioni, feriti e situazioni di rischio.

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