Il maltempo colpisce l’allevamento di ostriche: duro colpo per la giovane start-up aperta dopo 7 anni di battaglie
La Maddalena, l’imprenditore Pietro Aversano: «Pesanti danni prima con il ciclone Harry, poi con le mareggiate. Io resisto e mi rimetto in piedi. Ma se la stagione va male a settembre chiuderò»
La Maddalena La furia del vento a 140 chilometri orari ha spezzato i filari in quattro punti, sfilacciando la canapa come fosse vecchio spago. Un centinaio di chili di ostriche è colato a picco, i molluschi sono stati inghiottiti dal fondale fangoso. Altri chili si sono schiantati sugli scogli, dentro le ceste in cui crescono a mollo nel mare. Il novellame, a causa dell’abbassamento della salinità del mare, non ce l’ha fatta a sopravvivere.
Per la giovane azienda di Pietro Aversano danni per almeno 20 mila euro. Persi oltre 80 chili di ostriche, pronte per andare sul mercato. E questo è il conto solo dell’ultima burrasca che ha colpito la Sardegna. Perché ci sono anche altri 10mila euro di danni dovuti al passaggio del ciclone Harry.
Numeri che pesano sulla start up nata nel 2024 dopo una lotta lunga sette anni con la burocrazia del Parco nazionale. Ma il vittimismo non è nel dna del 37enne Pietro Aversano, figlio di pescatori, uno abituato a tenere testa al mare e al vento. «Appena il tempo me lo ha permesso sono andato a vedere i danni – racconta Pietro -. Per ripartire il prima possibile. Il ciclone Harry aveva già creato dei danni, ma il vento della scorsa settimana ha peggiorato la situazione. Ha bucato le boe di plastica, frantumato i galleggianti di sughero che mi aveva dato il Parco. Uno dei due filari di 300 metri è stato spazzato via. Spaccato in quattro punti, con i fili di canapa completamente sfilacciati. Uso questo materiale per garantire l’ecosostenibilità degli impianti, ma è innegabile che sia poco resistente. Motivo per cui già da tempo ho presentato richiesta al Parco per cambiarlo e usare materiali di altro tipo. Sono in attesa di risposte».
Pesante il bilancio del prodotto perso. «Con il passaggio del ciclone Harry e le abbondanti piogge il livello di salinità si è abbassato notevolmente – spiega Aversano -. Le ostriche piccoline non ce l’hanno fatta. Stessa sorte per l’ostrica piatta, la più delicata e con problemi di attecchimento già di suo. Le lanterne di canapa sono stata strappate via e il prodotto è finito sul fondo fangoso. Parliamo di un centinaio di chili. Siamo riusciti a recuperarne una ventina di chili scendendo con le bombole, ma il resto non è che sia morto, è finito nel fango. Stiamo parlando di prodotto pronto per essere venduto». Un’altra decina di ceste, realizzate con un materiale che non rilascia microplastiche, ha resistito alla furia delle onde ma le ceste si sono schiantate sugli scogli. Sono comunque recuperabili e tracciate.
Pietro è pronto a combattere ancora per il suo allevamento di ostriche. Ma le difficoltà sono innegabili. Costi di gestione altissimi. Lo stabulario acceso tutto l’anno si nutre di kilowatt e kilowatt di energia elettrica. L’attività è aperta 12 mesi all’anno, ma è solo durante la stagione estiva che costi e guadagni vanno almeno in pari. Difficile anche esportare e spedire in tutta Italia. «Serve uno spazio per preparare i pallet ma non sono riuscito ad avere la disponibilità di un piccolo stabile – prosegue Aversano -. Stesse difficoltà anche per avere un molo di appoggio su cui imbarcare il materiale. Insomma, non è semplice portare avanti questa attività ma per ora resisto».
Infine l’annuncio che preoccupa. «Le mie ostriche sono a disposizione tutto l’anno. Le pacche sulle spalle o i like sui social fanno piacere ma ahimè non pagano i conti. Come mi possono aiutare davvero i miei concittadini? Semplice, comprando le mie ostriche. Poi per il futuro si vedrà. Se la stagione dovesse andare male a settembre sarò costretto a chiudere».
