La Nuova Sardegna

Olbia

La storia

I barracelli sulle tracce dell’impero bizantino: fra alberi e mulattiere tesori straordinari

di Dario Budroni
I barracelli sulle tracce dell’impero bizantino: fra alberi e mulattiere tesori straordinari

La compagnia di Loiri Porto San Paolo a supporto delle attività dello studioso Marcello Cabriolu

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Loiri Porto San Paolo I barconi pieni di turisti e le scie bianche lasciate da gommoni e motoscafi. L’approdo è pratico e sicuro e lo stesso discorso valeva quando si navigava solo con la vela e la bussola era ancora un oggetto appartenente al futuro. Ed è proprio qui, nell’attuale Cala Finanza, nel promontorio di Porto San Paolo, che sta prendendo forma e sostanza una nuova ipotesi archeologica. Riguarda soprattutto i resti di una struttura circolare: si pensava che fosse una antica chiesa, ma potrebbe trattarsi di una torretta di guardia costruita in epoca bizantina, dopo la riconquista di una porzione dei territori occidentali da parte dell’ impero romano d’oriente. Ci sta lavorando un archeologo, Marcello Cabriolu. Ma uno degli aspetti più curiosi, scoperte a parte, è che a supportare lo studioso nelle sue attività di ricerca e ricognizione è stata la C ompagnia barracellare di Loiri Porto San Paolo. Non solo servizio di antincendio e controllo del territorio, dunque: i barracelli sono grandi conoscitori dei luoghi e possono risultare preziosi anche per attività del tutto diverse dalle loro. Come l’archeologia.

Barracelli archeologi

Per i barracelli di Loiri Porto San Paolo è stato esaltante seguire un archeologo nei suoi studi e nelle sue ricerche sul campo. «È un’esperienza particolare scoprire che, dove passiamo noi per controllare il territorio, molto tempo prima transitava e viveva un’umanità che qui aveva le sue case, i suoi utensili e i suoi animali – commentano con entusiasmo dalla compagnia barracellare guidata dal comandante Massimo Bonacossa –. Pietre apparentemente buttate lì a caso, sagomate per antichi incastri. E pezzi di terracotta, che per chi la studia si chiama ceramica, databili da occhi esperti anche duemila anni fa: così anche noi, accompagnando l’archeologo, ci sentiamo partecipi di rinvenimenti straordinari, contribuendo alla conoscenza della storia di questi luoghi» .

La torretta

Ed è proprio con il supporto dei barracelli che Marcello Cabriolu, di Sant’Antioco ma da anni a Olbia, per la sua tesi di specializzazione in archeologia ha voluto approfondire lo studio di una struttura che si trova dalle parti di Cala Finanza, con l’ isola di Tavolara sullo sfondo. Oggi un approdo attivissimo soprattutto d’estate ma che, in realtà, porta con sé una storia ben più antica e affascinante. Cabriolu ha messo insieme antiche carte, dati, rilievi, ricerche e ipotesi di studiosi e archeologi sia di oggi che del passato. Poi naturalmente ci ha messo del suo, concentrandosi in particolare sui resti di una struttura in cima al promontorio, risultata di forma circolare. Cabriolu non parla di un dato di fatto perché mancano ancora approfondite indagini di scavo. Quindi si limita a ipotizzare che la struttura di Cala Finanza sia stata costruita tra la fine del sesto e l’inizio del settimo secolo dopo Cristo, quindi nel primo periodo della presenza bizantina nell’isola. L’archeologo ha confrontato il monumento con altri presenti in Sardegna – e anche nella periferia olbiese – e per l’edificio preso in esame vede una funzione diversa da quella immaginata fino a oggi. Infatti si pensava (a ipotizzarlo fu soprattutto lo studioso Dionigi Panedda) che si trattasse di una antichissima chiesa legata al culto di San Paolo, considerato che, secondo la tradizione orale e anche una teoria ancora oggi considerata probabile, il santo potrebbe aver fatto scalo proprio dalle parti dell’attuale Porto San Paolo durante un suo viaggio verso la Spagna. Secondo Cabriolu, che per i rilievi ha utilizzato i sistemi tecnologici più aggiornati, la funzione della struttura sarebbe stata quindi un’altra: «L’edificio, ipotizzato sinora come una chiesa, a seguito di rilievi può, con la necessaria prudenza, essere letto come una torretta collegata a un sistema di difesa realizzato dopo la riconquista bizantina della Sardegna». Tra gli altri indizi il vecchio toponimo di Cala Finanza,  Porto della Guardia: «Il sostantivo guardia, in sardo, viene generalmente usato per indicare un punto elevato da cui è possibile controllare il territorio circostante».

L’approdo

Marcello Cabriolu, nel suo studio, ha poi ricostruito la storia del luogo, basandosi su documenti medievali e anche sugli studi realizzati su una serie di ritrovamenti archeologici. Emerge che la baia di Porto San Paolo era conosciuta come approdo riparato già dal tredicesimo al quattordicesimo secolo. Un piccolo porto alternativo a quello dell’allora Terranova, ai tempi interrato e insabbiato e quindi inutilizzabile dai grossi bastimenti. Ma non solo. La raccolta dei dati archeologici dimostra, con tutta probabilità, che l’area era utilizzata come approdo anche in epoca romana. Lo studio firmato da Marcello Cabriolu, relativo soprattutto alla torretta, è stato pubblicato sulla rivista Facta, una delle più autorevoli del settore, edita da Fabrizio Serra e diretta dall’archeologo dell’Università di Sassari Marco Milanese. La speranza, adesso, è che prima o poi si possa andare avanti nelle ricerche per spazzare via ogni dubbio. «Auspico che questo studio preliminare possa suscitare un maggiore interesse per l’area interessata dalla ricerca – sottolinea Cabriolu – e portare, in futuro, a indagini più approfondite e a uno scavo archeologico in grado di chiarire meglio la storia e la funzione di questo importante sito».

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