La Nuova Sardegna

Olbia

Sanità

L’ospedale continua a perdere pezzi: se ne va il primario di Ortopedia

di Giuseppe Pulina
L’ospedale continua a perdere pezzi: se ne va il primario di Ortopedia

L’allarme dei sindacati e del consigliere comunale di minoranza

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Tempio Perde pezzi – e che pezzi – il Paolo Dettori di Tempio. Nel tentativo di salvare il salvabile e di conservare l’operatività dei pochi reparti ancora attivi, una nuova tegola cade su quel che rimane dell’ospedale tempiese. Sempre più fragile e depotenziato, perché ora dovrà fare i conti anche con il passaggio ad un’altra struttura sanitaria del dottor Mauro Pianezzi, primario di Ortopedia del Paolo Dettori. «Questione grave, che rischia di passare inosservata», ha subito dichiarato Alessandro Cordella, consigliere comunale di minoranza tra i primi ad aver dato notizia dell’ennesima iattura riguardante l’ospedale cittadino. Notizia che trova conferma nella nomina di Pianezzi a direttore della struttura complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale di Ozieri.

Sull'intricato caso dell'ospedale tempiese intervengono anche la Fp Cgil Nord Sardegna e la Uil-Fp Sardegna, che parlano di “situazione drammatica”. «Con il primario di Ortopedia in partenza e reparti già sotto organico – si legge in un comunicato congiunto delle due sigle sindacali –, non è chiaro quali servizi potranno essere garantiti ai cittadini già penalizzati e costretti ad un esodo forzato verso i presidi di Olbia, Ozieri e Sassari e quali saranno le condizioni di lavoro, già pesantissime, per i lavoratori già oggi costretti a turni massacranti per le carenze di organico e carenze strutturali. Durante il Carnevale, il sindaco si è recato personalmente in pronto soccorso chiedendo ulteriori sacrifici al personale, affinché i servizi funzionassero per la “6 giorni” di eventi. Grazie all’impegno straordinario di medici, infermieri e operatori, la radiologia ha garantito prestazioni anche di notte, ma, terminata la festa, tutto è tornato come prima e la Radiologia è chiusa di notte per l’assenza di tecnici. Ci chiediamo perché la Regione non intervenga, magari spinta da un ulteriore intervento del sindaco, affinché Ares che continua a bloccare le assunzioni e il reperimento delle risorse umane, bandisca concorsi ad hoc per tutti i presidi del nord Sardegna e, per primo, Tempio».

Anche Cordella affida a un comunicato le sue dure riflessioni, indicando le cause del progressivo disfacimento del presidio ospedaliero della città nella mancanza di adeguate forme di reazione da parte dell’amministrazione comunale. L’attacco che rivolge al sindaco Gianni Addis è tra i più duri e sarcastici dell’ultimo periodo: «Perché mentre c’è chi “gioca” a fare il Borgomastro delle inaugurazioni, delle false aperture, delle vane e inconsistenti rassicurazioni, anche dalla poltrona di presidente della Conferenza sociosanitaria gallurese, il nostro ospedale è stato smantellato e si continua a lasciarlo smantellare. Pezzo dopo pezzo. Servizio dopo servizio. Primario dopo primario. E quando si perde un primario capace, quel reparto risulta inevitabilmente mutilato e condannato all’oblio della chiusura». Lo farebbe pensare, secondo Cordella, ciò che è accaduto in passato. «Penso al reparto di Otorinolaringoiatria, altra eccellenza regionale, al pari della nostra Ortopedia, cancellata e lasciata cancellare dalla politica dell’apparire, in seguito alla perdita dell’allora primario del reparto, il dottor Corrado Bozzo, nonostante l’impegno profuso dal personale. La stessa cosa temo avverrà, non solo per l’Ortopedia, ma anche per il fu pronto soccorso».

Cordella comprende le ragioni dei professionisti che preferiscono altre sedi a quelle della Gallura. «Parliamoci chiaro, perché mai un medico competente, capace e attento, dovrebbe scegliere di non andar via da una struttura sanitaria in silenziosa dismissione? Perché mai dovrebbe esporsi a responsabilità anche civili e penali, oltreché a quelle umane e deontologiche già insite nel delicato ruolo di medico? Mi sento pertanto di affermare che l’immobile politica locale ha certamente contribuito alla fuga di figure e competenze, seppellendo servizi sanitari primari, con conseguenti ricadute occupazionali ed economiche per il territorio, sotto la montagna di evidenti e opportunistiche inadeguatezze».

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