La blogger “rubastorie” di Tempio: Licia Azara racconta la Sardegna che non si vede
Dai social a Substack: un progetto in crescita tra luoghi, persone e memoria dell’isola
Tempio Ama così tanto raccontare storie che è disposta persino a “rubarle”, sottraendole all’ordinario e all’indifferenza. Prima o poi scriverà il suo primo romanzo, ma, data la sua giovane età (40 anni splendidamente portati), è solo questione di tempo. Al momento, ma è solo un modo di dire, il tempo lo inganna raccontando storie sui social. Una volta la si sarebbe chiamata “contastorie”; oggi, nell’era della grande rete, il titolo che meglio la può definire è quello di blogger. Una definizione che a Licia Azara sembra però un po’ troppo boriosa. «Mi fa sempre molto strano essere definita così – dice, schermendosi – blogger mi sembra un titolo altisonante. Più semplicemente mi definisco una persona che racconta». E, in effetti, è così. La blogger tempiese (ci perdonerà se la chiamiamola così) ha già raccontato tante storie, molto lette e apprezzate, nei social. Tutto a questo a partire dal settembre 2021 sulla sua pagina instagram personale e solo per il semplice piacere di raccontare qualcosa.
«Era un periodo complicato della mia vita, c’erano tra l’altro ancora gli strascichi del covid e avevo bisogno di riscoprirmi. Rovistando tra le passioni abbandonate da tempo, sono andata a riesumare quella per la scrittura che avevo accantonato da tempo e l’ho unita a quella della scoperta. Ho iniziato a girare la Sardegna, spesso anche da sola, nei weekend, per conoscere la mia isola, i piccoli paesi, i siti archeologici più importanti, i panorami più belli. Ho iniziato a creare piccoli itinerari, ad andare in giro con la mia macchina e a modificare in corsa, puntualmente, le tappe previste. Facevo foto e raccontavo qualcosa di quelle piccole scoperte o delle mie disavventure. Era appagante, per me che finalmente non ero più un abitante passivo, ma curioso, e perché le mie foto venivano spesso ricondivise da pagine che valorizzano le bellezze dell’isola».
Strada facendo (e anche questo nel caso di Licia non è un modo di dire), la scrittura è diventata per la blogger tempiese una passione da coltivare con più intensità. «Ho iniziato a pensare che sarebbe stato bello poter condividere le storie poco conosciute con le altre persone. E allora ho iniziato a mettere le basi per il mio progetto de la rubastorie, nato nel settembre del ‘23». La “rubastorie” è un contenitore di storie che raccontano luoghi, persone, libri che hanno il loro comune denominatore nella Sardegna. «Quello che mi premeva e mi preme ancora oggi raccontare non è l’evento in sé. Mi piace andare a recuperare la parte umana della vicenda, scoprire in che modo alcune persone hanno saputo superare ostacoli con mezzi scarsi, oppure hanno saputo aiutare altre persone a farlo, o hanno cambiato completamente il modo di vivere e di pensare della collettività».
Tra le storie che più di tutte hanno colpito Licia al cuore c’è stata quella di Antonia Mesina, della sua morte violenta nel 1935 e della sua beatificazione. «La vicenda mi aveva colpito ed era stata pubblicata proprio in occasione della giornata mondiale contro i femminicidi. Era stato visualizzato da migliaia di persone e condiviso da tantissimi, nonostante all’epoca avessi davvero una manciata di followers. Avevo capito quanto quella vicenda fosse ancora viva nel ricordo di molti e quanto spesso i contenuti che non ti aspetti possono avere una presa emotiva più forte delle aspettative». E poi, forte del consenso di un numero crescente di autentici lettori, Licia ha dato vita a tanti altri progetti e collaborazioni: dalla docu-serie “Cenere”, che racconta la tragedia di Curraggja del 28 luglio 1983 alla prima collaborazione televisiva al fianco di Giuliano Marongiu per commentare il Carnevale tempiese. Il progetto è in piena crescita, e per dargli respiro Licia ha creato un nuovo canale su Substack. «Questo canale – confida – è diventato una forma di espressione molto più intima, personale, di nicchia».
