La Nuova Sardegna

Olbia

La tragedia

Skipper 21enne morto a Portisco, a Bacoli l’intitolazione di una sala: «Lì per lavoro, doveva tornare a casa vivo»


	Giovanni Marchionni e la cerimonia a Bacoli
Giovanni Marchionni e la cerimonia a Bacoli

Il sindaco Josi Gerardo della Ragione ricorda Giovanni Marchionni nel giorno della Festa dei lavoratori

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Olbia La targa è stata scoperta nella sua città. A Bacoli è stato ricordato Giovanni Marchionni, lo skipper di 21 anni trovato senza vita, lo scorso agosto, nella cabina di uno yacht ormeggiato nella Marina di Portisco. A Marchionni il Comune campano, guidato dal sindaco Josi Gerardo Della Ragione, ha intitolato la sala del Forum dei giovani. La cerimonia si è svolta ieri, venerdì 1° maggio, per un motivo ben preciso. «C’era davvero tanta gente, per Giovanni. Morto sul lavoro, a 20 anni. In Sardegna, su uno yacht – scrive su Facebook il sindaco –. Bacoli ricorda un suo angelo. E lo fa alla presenza di tanti giovani. E lo fa il 1° maggio. Per mantenere viva la memoria, per mantenere l’attenzione alta. Ed è stato molto emozionante. Affinché non accada mai più. Ed affinché sia fatta verità piena su cosa accadde quella maledetta notte di agosto in Sardegna. Perché Giovanni aveva solo voglia di fare il lavoro che amava. In barca. Perché Giovanni aveva tutta la vita davanti. Perché Giovanni doveva tornare a casa, vivo».

Per la Procura di Tempio, che indaga su ciò che è accaduto l’8 agosto 2025 a Portisco, quella di Giovanni Marchionni è una morte sul lavoro. Subito dopo la tragedia, la proprietà avevano detto che il giovane era lì per una vacanza, ma gli accertamenti condotti dall’Inail sulla posizione del 21enne avevano fornito riscontro alla tesi che il giovane campano lavorasse a bordo di quella imbarcazione, così come sempre sostenuto dai familiari della vittima. L’inchiesta per la morte dello skipper di Bacoli è alle battute finali. Gli esami tossicologici eseguiti sul corpo della vittima hanno accertato che a provocare la morte di Marchionni è stata un’intossicazione da acido solfidrico. Il 21enne, secondo quanto emerso dall’attività di indagine, avrebbe inalato il gas tossico fuoriuscito dalle batterie del motoscafo. La proprietaria dello yacht, Annalaura di Luggo, anche lei di Bacoli, è indagata per omicidio colposo.

«Vogliamo lavoro sicuro, lavoro giusto – scrive ancora il sindaco di Bacoli –. Vogliamo che siano tutelati i diritti dei lavoratori, sempre. Alla mamma, al papà, al fratello e alle sorelle di Giovanni, il nostro abbraccio più caro. Bacoli c’è, ci sarà. Insieme, nel ricordo di un ragazzo che amava la vita. Senza fermarci mai, certi che la giustizia saprà fare il suo corso. Certi che il nome di Giovanni continuerà ad essere vivo, grazie all’impegno dei suoi coetanei. Un passo alla volta».

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