San Pantaleo, la “guerra dei tavolini” finisce al Tar: respinti i ricorsi dei ristoratori
Suolo pubblico, il Comune di Olbia aveva chiuso i locali non in regola
Olbia Il Tar della Sardegna ha respinto i ricorsi presentati dai titolari dei due locali di San Pantaleo “Casa Bohème” e “Giagoni in piazza” contro le ordinanze del Comune di Olbia che avevano disposto la chiusura temporanea delle attività per occupazione abusiva di suolo pubblico. Si chiude così, almeno in primo grado, una vicenda che negli ultimi mesi aveva acceso il dibattito nel borgo gallurese sul rapporto tra dehors, spazi pubblici e vivibilità del centro. Le due sentenze, firmate dal Tar e discusse il 22 aprile scorso davanti al giudice Andrea Gana, riguardano il ristorante “Casa Bohème”, gestito dalla società Dal Milanese Srl e il ristorante “Giagoni in Piazza”, riconducibile all’imprenditore Giovanni Giagoni. La vicenda nasce nell’estate 2025, quando il Comune di Olbia, attraverso la polizia locale e un intervento del Suape, aveva intensificato i controlli a San Pantaleo dopo numerose segnalazioni legate alla crescente occupazione di spazi pubblici. Nel caso di “Casa Boheme”, i controlli effettuati il 29 maggio e il 23 giugno 2025 avevano accertato, secondo il Comune, l’occupazione di suolo pubblico senza autorizzazione attraverso tavolini, sedie, ombrelloni e fioriere posizionati nella piazza della Chiesa. Per “Giagoni in Piazza”, invece, le contestazioni riguardavano un’occupazione eccedente rispetto agli spazi autorizzati: il verbale parlava di dehors, pedane, tavoli, sedie, ombrelloni e fioriere per una superficiesuperiore di 42 metri quadrati rispetto alla concessione esistente.
Sicurezza pubblica
Sulla base di questi accertamenti, il Comune aveva applicato l’articolo 3 della legge 94 del 2009 in materia di sicurezza pubblica, disponendo sia il ripristino dello stato dei luoghi sia la chiusura temporanea dei due esercizi commerciali per 5 giorni. Le ordinanze comunali erano state contestate dai titolari dei locali, che avevano ottenuto inizialmente dal Tar una sospensione cautelare urgente nell’agosto 2025. Poi, però, il tribunale amministrativo è entrato nel merito della questione respingendo definitivamente i ricorsi. Secondo il Tar, il Comune di Olbia ha agito correttamente. I giudici hanno infatti ribadito che la normativa attribuisce all’amministrazione un potere sostanzialmente vincolato in caso di occupazione abusiva di suolo pubblico su strade urbane. In particolare, la chiusura dell’attività commerciale viene considerata una conseguenza automatica dell’accertamento dell’illecito. Uno dei punti centrali del contenzioso riguardava proprio la natura delle piazze di San Pantaleo. I ricorrenti sostenevano che si trattasse di piazze e non di “strade urbane”, contestando quindi l’applicabilità della norma. Ma il Tar ha accolto la tesi del Comune, secondo cui Piazza della Chiesa e le altre aree interessate rientrano nella definizione di strada urbana prevista dal codice della strada. Determinante, nelle sentenze, anche il richiamo alla sicurezza e alla fruibilità degli spazi pubblici.
Occupazione abusiva
Il Comune aveva motivato i provvedimenti parlando di “crescente fenomeno di occupazione abusiva” capace di creare disagi ai pedoni e problemi di gestione degli spazi urbani, soprattutto in un centro molto frequentato in estate. Il Tar ha inoltre chiarito che la sanzione può essere applicata anche nei casi di occupazione “parzialmente abusiva”, cioè quando un’attività supera gli spazi autorizzati. Un principio importante perché amplia il raggio d’azione dei Comuni nei controlli su dehors e occupazioni commerciali. Un tema, quello del difficile equilibrio tra esigenze delle attività economiche, decoro urbano, sicurezza e fruizione degli spazi pubblici che nel borgo gallurese, in particolare, era diventato delicato per la forte pressione turistica estiva e la progressiva espansione di tavolini, dehors e arredi nel centro storico. Con le 2 sentenze il Tar rafforza ora la linea adottata dal Comune di Olbia e conferma la legittimità delle ordinanze emanate nell’estate 2025.
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