San Pantaleo incorona la regina della “suppa cuata”
La cuoca Giampiera Cucciari grande protagonista della manifestazione “Jenti di Gaddura”
San Pantaleo Nell’immaginario collettivo la suppa cuata è il piatto più autenticamente identitario della Gallura. Ricetta nata povera ma ricchissima di sapori e di storia, eredità della civiltà degli stazzi, oggi è declinata in differenti versioni, tutte legittimate dalla tradizione popolare, anzi familiare. In testa a questa specialissima classifica per buongustai adesso c’è San Pantaleo, dove una superba cuoca, Giampiera Cucciari, ha conquistato tutti i partecipanti alla degustazione inserita nel programma di “Jenti di Gaddura”.
La zuppa (che vera zuppa poi non è) non è un piatto “svenduto” al turismo, però piace ai visitatori sempre a caccia di autentica Sardegna. L’ennesima prova si è avuta una domenica di fine maggio a San Pantaleo, il borgo degli stazzi e delle botteghe chic. Qui il Consorzio turistico San Pantaleo presieduto da Antonella Pileri ha organizzato una rassegna dedicata alla memoria storica, all’arte, al folklore e ai sapori locali. “Jenti di Gaddura”, appunto. In programma anche un appuntamento dedicato alla zuppa gallurese, organizzato con la collaborazione dell’associazione “Passi e parole”, presieduta di Cristiano Pileri. In cucina lei, Giampiera Cucciari, che ha sfornato una quantità imprecisata di teglie di zuppa gallurese, andata letteralmente a ruba durante la manifestazione. A nobilitare l’evento anche l’Accademia italiana della cucina, con il direttore del Centro studi della Sardegna, Marco Bittau, e lo stesso Cristiano Pileri, accademico pure lui, che hanno raccontato storia e tradizione di una ricetta che la delegazione gallurese dell’Accademia ha cerificato tre volte in altrettante versioni diverse (la tradizionale suppa cuata, la zuppa berchiddese ricca di carne e la zuppa montina, cotta in pentola e non al forno). In tutti i casi, un pezzo di storia a tavola della Gallura degli stazzi.
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