La Nuova Sardegna

Olbia

L’area marina

Quattro tonnellate di sabbia e conchiglie rubate dai turisti tornano nei fondali blu di Tavolara

di Giandomenico Mele
Quattro tonnellate di sabbia e conchiglie rubate dai turisti tornano nei fondali blu di Tavolara

Progetto “Riportami al mare”: all’aeroporto di Olbia recuperato un “bottino” di 20 tonnellate in 6 anni

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Olbia Quattro tonnellate di sabbia, pietre, rocce e conchiglie. È il “bottino” sequestrato in due anni ai predatori delle risorse naturali della Sardegna travestiti da turisti, che viene riportato nei luoghi che ne sono legittimi custodi. Sono circa 20 le tonnellate sequestrate e reimmesse in natura nei sei anni di vita del progetto “Riportami al mare”. La grande quantità di preziosi beni naturali, recuperati grazie ai controlli effettuati nell'aeroporto di Olbia, è stata così restituita all’isola di Tavolara, esattamente a Cala Tramontana, dietro la spiaggia dello Spalmatore di terra, gioiello dell’Area marina protetta. Il risultato della sesta edizione del progetto è stato presentato oggi, 18 giugno, a Olbia dal presidente dell’Area marina protetta e sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, dal direttore, Leonardo Lutzoni e da Mario Garau, manager Geasar.

Un progetto di grande importanza nato dalla collaborazione tra Area marina protetta, Geasar, Regione, Enac e Corpo forestale. A fare razzia dei sedimenti naturali sono state decine di turisti che, come souvenir della vacanza trascorsa in Sardegna, hanno prelevato dagli arenili ingenti quantitativi di sabbia e conchiglie, incuranti delle norme che ne vietano la raccolta. I materiali sequestrati rappresentano una componente fondamentale dell'equilibrio naturale delle coste e, grazie al progetto, la scorsa settimana sono stati reinseriti in natura. Ad individuare l'area più idonea è stato il geologo Enrico Paliaga, incaricato da Geasar, che ha esaminato i reperti e scelto un luogo idoneo in cui reimmetterli in base alla loro composizione. «Grazie a questo progetto riusciamo a reimmettere nell’ambiente naturale sabbia, sedimenti e conchiglie sequestrati a turisti più o meno consci del gesto che compiono – sottolinea Francesco Lai –. Grazie alla caratterizzazione e cernita dei materiali li inseriamo in determinate località che rispettino proprio quelle caratteristiche». Un grande lavoro, per il quale è stato rimarcato il ruolo di Geasar, la società di gestione dell’aeroporto, che ha sequestrato il materiale durante i controlli agli imbarchi effettuati anche durante le ultime due stagioni. «Sentiamo una responsabilità come una delle porte di ingresso verso la Sardegna, così abbiamo sposato con convinzione questo progetto nato per tutelare e valorizzare le bellezze naturalistiche dell’isola – ha spiegato Mario Garau –. In questo senso non svolgiamo solo l’attività di sequestro, ma ci impegniamo nella comunicazione, raccontando ai passeggeri il motivo per cui i beni naturali vanno lasciati dove si trovano».

Il lavoro di security, svolto da Geasar con Coopservice, Polaria e Capitaneria di porto, quindi è solo un aspetto di un più ampio ventaglio di strategie che puntano all’educazione ambientale e al rispetto dei beni naturali. Il materiale sequestrato proviene da diverse aree della Sardegna e deve essere analizzato per individuare la compatibilità con il sito di destinazione. Fondamentale il lavoro geologico compiuto per verificare composizione e provenienza dei beni naturali, in modo da scegliere la spiaggia più adatta. «Quest’anno sulla base degli studi compiuti abbiamo scelto Tavolara, siamo orgogliosi di un lavoro compiuto in sinergia che porta un contributo decisivo alla tutela dell’ambiente – conferma Leonardo Lutzoni –. Stiamo pensando a una fase di sperimentazione per questo progetto che possa coinvolgere porti e aeroporti sardi. L'iniziativa è un esempio di collaborazione tra istituzioni, enti di gestione, operatori aeroportuali e forze di controllo per la tutela del patrimonio naturale».

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