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Le amministrative

Ballottaggio a Tempio, è caccia agli ultimi voti: i comizi finali di Addis e Masu

di Giuseppe Pulina

	Gianna Masu e Gianni Addis
Gianna Masu e Gianni Addis

Nessuno dei due candidati avrà il sostegno degli altri tre gruppi

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Tempio Da domani sarà silenzio elettorale. Non sono possibili comizi, annunci, volantinaggio. Pubblicamente, almeno, perché nessuno potrà impedire che il passaparola in favore di uno dei due candidati al ballottaggio segua le consuete dinamiche. Osservare il silenzio imposto dalla legge non dovrebbe essere difficile, considerato che di attività con fini di propaganda se ne sono viste poche nelle due settimane del ballottaggio. Assumono, allora, un rilievo particolare i due appuntamenti odierni (venerdì 19 giugno), con i quali Gianni Addis e Gianna Masu si confronteranno con i loro elettori. Si terranno quasi contemporaneamente – quello di Addis inizierà alle 19 e quello della Masu mezz’ora dopo – e avranno luogo in due spazi – piazza Faber e la sede elettorale di “Con Tempio fronte comune” di via Settembrini – che distano suppergiù un centinaio di metri. Se qualcuno volesse, potrebbe far la spola da un luogo all’altro per vedere l’aria che tira e ascoltare qualche passaggio dei discorsi dei due candidati.

Un’operazione raccomandabile per quegli elettori che non avessero ancora le idee chiare. Si può ipotizzare che cosa i due sfidanti diranno nel loro ultimo incontro pubblico. Di sicuro, tireranno le somme, ripercorreranno con orgoglio le tappe del percorso compiuto, esalteranno giustamente i meriti delle rispettive squadre e inviteranno gli elettori ad accordare loro fiducia. Gianni Addis punterà sul valore della continuità, interrompendo la quale, come ha più volte detto, si metterebbero a rischio opere e progetti; Gianna Masu farà, invece, leva sulla necessità del cambiamento e di quello che ha più volte chiamato il “cambio di passo” necessario per invertire una rotta che sta nocendo alla città. Due linee contrapposte, portatrici, come si è visto in questi ultimi mesi, di prospettive divergenti. È probabile che entrambi indirizzino un appello all’elettorato perché non diserti le urne. I due hanno raggiunto insieme circa il 58% dei consensi dei votanti al primo turno. Due settimane fa si è registrata un’affluenza del 68%. La conferma di questo dato non è scontata. Se dovesse scemare, quale dei due candidati potrebbe subirne le conseguenze più dannose? Quale orientamento seguirà poi quel 42% di votanti che il 7 e 8 giugno scelsero altri candidati alla guida della città?

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