Turisti, yacht e nuovo clima: scatta l’allarme per Tavolara
L’Area marina protetta è sotto pressione e servono misure drastiche
Olbia Revisione delle aree destinate all’ancoraggio, più controlli sulle attività economiche e sulla pesca, monitoraggio della biodiversità. Servono misure drastiche per garantire un futuro all’Area marina protetta di Tavolara, oggi sottoposta a una pressione senza precedenti per l’aumento delle presenze turistiche, del traffico diportistico e degli effetti del cambiamento climatico. Il futuro dell’isola e la strategia di conservazione emergono dalla nota di aggiornamento al Documento unico di programmazione 2026-2028 del Consorzio di gestione dell'Area marina protetta, approvata dall'assemblea consortile, che disegna una strategia fondata su tre pilastri: sostenibilità economica, conservazione degli ecosistemi e monitoraggio del territorio. Il documento parte da una evidenza: l'Area marina, che si estende per oltre 15mila ettari di mare e 76 chilometri di costa tra Capo Ceraso, Tavolara, Molara e Molarotto, è oggi sotto pressione con l’aumento delle presenze turistiche e del traffico diportistico. In più, gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.
Secondo il Dup, la principale sfida consiste nel trovare un equilibrio tra fruizione e conservazione. Per questo il Consorzio composto dai comuni di Olbia, San Teodoro e Loiri Porto San Paolo ha individuato una serie di azioni prioritarie come la revisione delle aree destinate all'ancoraggio, l’incremento dei controlli sulle attività economiche e sulla pesca, il monitoraggio della biodiversità, le campagne di sensibilizzazione per subacquei, pescatori e diportisti, oltre a specifiche misure di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici in linea con l'Agenda 2030 delle Nazioni unite. Nel dettaglio, il Consorzio prevede di sviluppare sistemi sempre più accurati per censire le imbarcazioni, analizzare le diverse tipologie di utenza e valutare l'impatto della frequentazione sulle aree più sensibili, in particolare sui fondali interessati dagli ancoraggi. Le informazioni raccolte serviranno ad adottare nuove misure di regolamentazione della navigazione e della fruizione, calibrate sui dati scientifici.
Grande attenzione sarà dedicata anche ai cambiamenti climatici. Il documento ricorda che il Mediterraneo sta vivendo un riscaldamento più rapido della media globale e l'innalzamento del livello del mare, associato all'erosione costiera e alla perdita delle praterie di posidonia, è una minaccia diretta per spiagge, dune e habitat marini. Da qui la necessità di intensificare i monitoraggi, anche faunistici che interesseranno specie simbolo come la berta minore, il marangone dal ciuffo, il gabbiano corso, il fratino e la lucertola endemica di Molarotto, oltre al controllo degli habitat coralligeni e delle praterie di Posidonia, fondamentali per la stabilità di fondali e spiagge. Accanto alla tutela ambientale c’è la sostenibilità economica. L’Amp punta a rafforzare l'autofinanziamento attraverso proprie entrate, integrate dai trasferimenti del ministero dell'Ambiente, della Regione, dai fondi europei e da altre risorse pubbliche. L'obiettivo è consolidare un modello gestionale che permetta di finanziare ricerca, vigilanza, educazione ambientale e interventi di conservazione senza gravare solo sui contributi statali. Tra gli investimenti programmati figurano progetti per 1,16 milioni di euro dedicati al programma “Aree marine protette per il clima”. La filosofia del nuovo Dup è che il patrimonio naturale dell'Area marina non è solo un bene da conservare, ma anche il principale capitale economico del territorio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
