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Olbia

La fuoriuscita

Tempio verso l’addio all’Unione dei Comuni: «Noi città capoluogo, guidiamo la Provincia con Olbia»

di Giuseppe Pulina
Tempio verso l’addio all’Unione dei Comuni: «Noi città capoluogo, guidiamo la Provincia con Olbia»

La sindaca Gianna Masu in consiglio comunale. Critiche dalla minoranza

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Tempio È stato un consiglio comunale doppio, che è costato una fatica enorme a chi lo ha animato e a chi molto pazientemente ha voluto seguirlo sino alla fine. È però servito per toccare con mano molte delle questioni sospese a cui l’amministrazione è stata chiamata a rispondere. Il primo Consiglio d’autunno della sindaca Masu, riunitosi oggi, 24 settembre, sarà ricordato anche come il giorno dell’annuncio della possibile fuoriuscita di Tempio dall’Unione dei Comuni dell’Alta Gallura. Rispondendo a Fabrizio Carta, Gianna Masu ha precisato che sì, l’indirizzo è quello di un futuro al di fuori dell’Unione in un’ottica che vuole guardare sempre di più a Tempio come città capoluogo. «Sarà un recesso unilaterale dall’Unione – ha sostenuto Masu – perché, come amministrazione che guida la città, capoluogo di Provincia, sentiamo la responsabilità di guidare, insieme a Olbia, la Provincia Gallura. Proprio questa forte responsabilità e funzione ci ha portati al massimo impegno verso la Provincia. Non vogliamo correre rischio di perderlo. Fin dal 29 dicembre abbiamo parlato di alleanze strategiche, e la prima è con la Provincia. La Provincia Gallura non si è mai affacciata nella programmazione europea».

Per Masu, quindi, sarebbe ora che ciò venga fatto. Dura e circostanziata è stata la replica di Carta, che fa capire quanto quella dell’Unione dei Comuni sia destinata a diventare una delle questioni cruciali del dibattito. È su questo fronte che gran parte delle minoranze potrebbero trovare intese ancora più forti. Per Carta quello che la giunta si accinge a fare suona come un “affronto ai Comuni limitrofi”. «Si tratta – ha affermato – di una situazione imbarazzante per la lontananza che verrà creata dai Comuni ai quali siamo stati vicini. Ci sono città come Sassari che fondano nuove unioni tra i Comuni e portano così risorse. Samo sicuri che tutti i consiglieri prenderanno la decisione di fare un danno così grande alla città? Ricordo che tra gli strumenti a cui ricorrere ci sono anche i referendum. Lei, sindaco, non ha un mandato politico per uscire dall’Unione, anche perché non ne ha mai parlato nella campagna elettorale. Unione dentro la quale dovremo, comunque, rimanere almeno sino al 2028».

Il muro contro muro si è ispessito quando al pettine sono venute fuori altre questioni, all’ordine del giorno della seduta aperta, ma già ampiamente anticipate da Masu in apertura. La Protezione civile, oggetto però di un provvedimento fresco d’apertura, la strada per Aglientu, la destinazione di piazza XXV Aprile, tutti temi grossi sui quali si dovrà necessariamente rifare il punto e sui quali la contrapposizione tra le parti non è venuta meno. Un appello al realismo, se così lo si vuole chiamare, l’ha lanciato Andrea Biancareddu, che ha apostrofato come “cazzate” molte delle questioni precedentemente emerse. Questioni delle quali però si parla in città, rilanciate anche dalla presentazione – caso mai non fossero sufficienti quelle già depositate – di nuove interrogazioni e interpellanze: il rapporto con il Cipnes (Carta), la manutenzione delle fontane (Biancareddu), la permanenza nell’associazione dei Borghi più belli d’Italia (Cossu), lo stato di degrado del parco inclusivo (Aisoni). Tra un intervento e l’altro è spuntato fuori anche un piccolo “caso” riconducibile a Biancareddu, che si è chiesto se le interrogazioni presentate nei precedenti Consigli siano state materialmente smarrite.

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