Le sparano con la carabina, la vita della gattina Pupetta è appesa a un filo – Il terribile verdetto
A denunciare l’episodio la Lida di Olbia: «Che tipo di mostro vive accanto a noi?»
Olbia «Oggi proviamo una rabbia che toglie il respiro, una vergogna profonda per appartenere alla stessa specie di chi ha compiuto questo scempio». Inizia così il duro post della Lida di Olbia sul suo profilo Facebook. Pupetta, una gattina soccorsa due uomini in condizioni disperate, è rimasta paralizzata. La causa? È stata colpita con il proiettile di una carabina ad aria compressa che le ha frantumato la seconda vertebra toracica. «Speravamo in un incidente, in una zuffa tra animali, in un destino crudele ma naturale – continua il post –. Invece la verità emersa dalle lastre in clinica è un proiettile conficcato nell’anima di tutti noi. È stata una mano umana che ha impugnato una carabina ad aria compressa, ha preso la mira e ha premuto il grilletto contro un essere indifeso di pochi chili». E il verdetto della clinica è arrivato inesorabile: lesione midollare – spiegano –, emorragia interna, paralisi completa. Il neurologo dovrà dire se esiste ancora una possibilità.
«Ma la domanda che ci urla dentro è una sola – continuano dal Rifugio gestito da Cosetta Prontu –. Chi? Chi può guardare un angelo così dolce, così piccolo, e decidere di distruggerlo per gioco, per noia, per pura e semplice malvagità? Che tipo di mostro vive accanto a noi, cammina nelle nostre strade, e usa un'arma contro chi non può neanche gridare aiuto? Sparare a un gatto non è una bravata. È un atto di vigliaccheria pura. È il segno di un’anima arida, pericolosa, che gode del dolore altrui».
«Ora vi chiediamo di starci vicini più che mai. Le spese cliniche saranno alte, il percorso è incerto e la situazione è disperata. Ma finché vorrà lottare, noi saremo il suo scudo». I volontari della Lida lanciano l’appello social: «Se puoi aiutarci a sostenere le cure di questo angelo ferito, te ne saremo infinitamente grati. Pupetta ha bisogno di un miracolo, e della forza di tutti noi per superare questo orrore».
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