La Nuova Sardegna

Coronavirus, stop alla burocrazia per poter ripartire

di LUCA DEIDDA
Coronavirus, stop alla burocrazia per poter ripartire

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Quali misure per fronteggiare la peggior recessione degli ultimi 90 anni? Distinguiamo tra breve e lungo periodo. Cosa serve nell’immediato? Sostegno per lavoratori, famiglie e imprese. Senza preoccuparsi dell’azzardo morale perché date le circostanze i meritevoli sono la stragrande maggioranza; cosicché compromettere tutti con istruttorie rigorose ma lunghe per eliminare qualche furfante non avrebbe senso. Quali sono gli strumenti? Innanzitutto, il sistema di garanzie per le imprese varato con il Decreto liquidità dell’8 di aprile. Lo Stato garantisce e le imprese diventano per le banche un finanziamento a basso rischio, ciò che favorisce l’accesso al credito.

Ci sono 4 misure: 1) 25,000 euro a garanzia 100%; 2) per imprese sotto i 3,2 milioni di fatturato, massimo 1/4 del fatturato del 2019 garantito 90% dallo Stato e 10% consorzi fidi; 3) fino a 5 milioni con garanzia statale al 90%; 4) fino al massimo tra 25% fatturato e doppio del costo del lavoro con garanzia dello Stato fino al 90%.

Schivardi e Romano su lavoce.info stimano in 400 miliardi la liquidità a cui le imprese italiane potrebbero accedere per effetto del decreto; stando al fabbisogno atteso, dovrebbero essere sufficienti. L’analisi evidenzia che una parte significativa del fabbisogno può essere soddisfatta solo dalle misure 2-3-4. Queste misure prevedono istruttorie con livelli di complessità crescenti.

Il rischio è che i tempi dell’iter burocratico non siano coerenti con l’emergenza. Bisogna snellire, anche facendo leva sul credit scoring. Anche a costo di renderle meno rigorose. Rigore ma eccessiva lentezza vorrebbe dire collasso del sistema produttivo, un disastro. Il rigore ci deve preoccupare nel lungo periodo, non ora. Il decreto liquidità si aggiunge alle misure già varate, tra cui la cassa integrazione in deroga; utile per non disperdere il patrimonio di competenze.

Anche in questo caso occorre celerità; e superare il divieto di cumulo. Si deve consentire a chi trova un altro lavoro temporaneo di prenderlo conservando in parte il trattamento Cig. Per incoraggiare la mobilità dei lavoratori in stand by, perché, con tante persone non in condizione di lavorare, ci sarà un eccesso di domanda. Cosa manca in queste politiche di breve? Non c’è ancora attenzione sulla complessità delle filiere dal lato dell’offerta; lo suggeriscono molti economisti tra cui Daron Acemoglu (MIT) e Jean Tirole (Tolouse School of Economics).

Le problematiche che si svilupperanno lungo le filiere potrebbero amplificare notevolmente gli effetti dello shock negativo. Vanno puntellati gli anelli deboli, altrimenti il sostegno generalizzato alle imprese potrebbe rivelarsi vano. Passiamo al lungo periodo. Ci serviranno migliori infrastrutture (fibra, competenze, sistema sanitario), una burocrazia e una governance assai più efficienti, sia nel pubblico che nel privato, per ritrovare la produttività che ci manca da troppo tempo e diventare una società a prova di pandemia. Servirà un piano di investimenti ingenti. Le risorse? La parola-chiave per trovarle è debito pubblico.

Ci può aiutare l’Europa? Si, e nel breve basta il combinato di BCE, con le iniezioni di liquidità, e MES che ci consentirebbe di ottenere finanziamenti congrui e convenienti. Con condizionalità certo, che comunque è anche nell’interesse del debitore e si può senz’altro negoziare. Gli Eurobond se non in forma di inutile contentino non sono realizzabili nel breve periodo. Per emetterli occorre: 1) un sistema di entrate fiscali europee, perché ci deve essere un gettito per pagare interessi e quote capitali; 2) un accordo sulle garanzie congiunte.

Siamo a zero e non si è trovata la quadra negli ultimi 10 anni; il perché è chiaro. Per i Paesi, più rischiosi della media Ue (Italia) vorrebbe dire prestiti a tassi più bassi. Per Paesi meno rischiosi però, vorrebbe dire accollarsi più rischio e tassi più alti. Serve forzare la mano ora? No, perché nell’immediato non sono cruciali! Meglio concentrarsi sul Mes, negoziandone un uso efficiente e su ruolo Bce. Gli Eurobond servono nel lungo periodo; allora si sono cruciale, per quegli investimenti funzionali all’idea di sviluppo più sostenibile ed equo che l’Europa proclama. E probabilmente saranno lo spartiacque che ci dirà se il sogno europeo resterà utopia. Ma ora occorre sopravvivere a Covid-19; per farlo serve pragmatismo.


 

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