Esame di Maturità, Matteo: "E' triste andare soli al traguardo"

La testimonianza di Matteo Carboni studente del liceo classico Azuni di Sassari

Quando si pensa all'ultimo giorno di scuola, vengono in mente il caldo di giugno e i gavettoni; quest'anno non è avvenuto niente di simile.Frequento la classe quinta del liceo classico Azuni. L'ultimo anno è sempre il più speciale: è la conclusione di un'avventura durata 5 anni. Sulla carta, l'ultimo giorno di scuola in presenza è stato il 4 marzo, un normale mercoledì. Sentivamo la paura del virus lontana, come se fosse una minaccia circoscritta alla Cina e ad alcune zone d'Italia. Invece nel giro di pochi giorni le scuole sono state chiuse e l'8 marzo il premier Conte ha annunciato l'estensione della zona rossa a tutta l'Italia. All'inizio si credeva che fosse una sospensione a breve termine; la riapertura delle scuole era prevista per il 15 marzo ed era persino arrivata una circolare che annunciava il posticipo delle prove Invalsi. Purtroppo non fu così.

Molti pensano che la chiusura delle scuole sia stata una un buona notizia per noi studenti. In realtà è stata la cosa peggiore che ci potesse capitare.La scuola non è fatta solo di lezioni, interrogazioni e verifiche. La scuola è il luogo in cui ansia e gioia coesistono, il luogo in cui nascono le amicizie e gli amori di una vita. La scuola è la ricreazione e il continuo dialogo tra studenti e professori. La didattica a distanza non si è minimamente avvicinata a tutto questo. È stata utile per ascoltare le lezioni e per dare le interrogazioni ma non ha sostituito l'essenza della scuola.Ci sono stati molti problemi perché non tutti avevamo gli stessi mezzi. A volte il microfono non funzionava; altre volte era il turno della videocamera; a volte la connessione era instabile e si sentiva a tratti; c'era chi usava i dati del telefono perché non aveva una linea fissa. I tre mesi più intensi del liceo, sono stati rimpiazzati da giornate vuote; per questo motivo non c'è mai stato un vero ultimo giorno di scuola.Il 4 marzo è stata una giornata triste; come tutti i maturandi, sono uscito dalla mia classe senza avere la consapevolezza che avrei abbandonato per sempre quei banchi e quei corridoi che conoscono le mie gioie e le mie ansie da liceale meglio di tutti gli altri.

Noi maturandi abbiamo rinunciato ai 100 giorni, al tanto desiderato viaggio di quinta e anche a un esame di maturità normale: non ci saranno più la prima e la seconda prova ma solo un maxi orale da un'ora. Sembrerebbe un esame facilitato ma triste perché all'orale potrà partecipare solo una persona. Nessuno potrà impedirci di fare i tre giri intorno a piazza d'Italia per scacciare la sfortuna (da azuniano ho anche il dovere di inginocchiarmi sotto la statua del giurista a cui è dedicato il mio liceo) ma mi rattrista raggiungere un traguardo irripetibile tanto temuto e desiderato senza avere amici al mio fianco. Spero che il percorso universitario sia meno buio. Un augurio a tutti i maturandi come me. Ad maiora.

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