Non giocate con i miliardi del Recovery Fund - L'EDITORIALE

Un appello bipartisan a maggioranza e opposizione in consiglio regionale. Serve un intervento vero che consenta di superare il gap di infrastrutture che ci separa dall’Europa

Il balletto dei progetti calca i palcoscenici di tutti i consigli regionali. Le maggioranze scodellano piani a 360 gradi per farsi finanziare dai miliardi del Recovery Fund. Ben 209 solo per l’Italia. Una sorta di piano Marshall Anni 2000 per far rinascere la nostra economia. La Sardegna non fa eccezione. Ieri sulla Nuova abbiamo pubblicato una notizia molto importante. Nel laboratorio di Scienze dei Materiali e Nanotecnologie dell’Università di Sassari hanno bloccato il famigerato coronavirus utilizzando una particella di carbonio. Grazie al lavoro del professor Plinio Innocenzi e della sua equipe potremmo essere davanti a una svolta rivoluzionaria. Siamo solo all’inizio ma se la sperimentazione sugli animali e sull’uomo confermasse la scoperta si aprirebbero strade inesplorate per debellare con successo tanti virus. Per far questo ci vogliono risorse, finanziamenti, uomini. E questo potrebbe essere il punto di partenza della discussione in corso sui fondi del Recovery. La ricerca al primo posto tra i progetti da presentare. La Sardegna può diventare capofila in questo ambito perché possiede scienziati e centri di ricerca in grado di sviluppare questo settore. Al secondo posto (ma non sto facendo una scala di priorità perché non ha senso) l’Hub energetico. Spero che il governo Draghi e il ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani tengano conto delle questioni aperte in quest’Isola. Non posso pensare che il nuovo esecutivo non abbia in mano una lente di ingrandimento per valutare bene le esigenze della Sardegna.

Abbiamo già raccontato i progetti custoditi nel cassetto di Terna sulla rete elettrica, di Snam-Sgi sulla dorsale del gas che colleghi Nord e Sud, sui bacini di Italgas che continuano a proliferare. Poi ci sono Higas, Ivi petrolifera, Edison Eph, Enel, Sider Alloys, Euroallumina e il progetto Saras-Enel sull’idrogeno da poco annunciato. Tutto questo va inserito in un unico progetto con diverse articolazioni. Da qui l’idea dell’Hub energetico per tutto il Paese. Al terzo posto il sistema di strade e trasporti: medievale per certi versi, antistorico, respingente, allontana l’isola ogni anno dal Continente e dal mondo. Pensare al riconoscimento dell’insularità significa aspettare anni ed anni. Qui bisogna intervenire subito. Bisogna sfruttare quello che abbiamo e il resto trasformarlo in un servizio prezioso. L’Anas non può dipendere da Roma. Ha i soldi da spendere immediatamente, non deve essere vincolata ai burocrati della capitale. Il sistema aeroportuale funziona solo per il flusso turistico. La quotidianità è un’altra cosa. Questa maledetta continuità che balla tra Roma e Bruxelles ci penalizza e nega ai sardi un diritto essenziale. La stessa cosa vale per il trasporto marittimo. Mai più un vettore unico ma libero mercato. Per i treni mi copro la faccia con le mani: poche risorse dallo Stato, tutti invocano il raddoppio dei binari in modo da rendere più rapidi i collegamenti tra il Nord e il Sud dell’isola visto che le strade (per lo più incompiute) sono sotto stress: o non si fanno o si aspettano decenni per realizzarle o si abbandonano allo stato brado. Col Recovery tutto si può e si deve cambiare. Quarto punto la sanità ma questo vale per tutto il Paese. Dobbiamo essere pronti a qualsiasi emergenza. E non lo eravamo. Il Covid ci ha sorpresi tutti anche nelle aree del Nord Italia dove pensavamo che tutto funzionasse a meraviglia. Certo, si possono aggiungere altri progetti come la digitalizzazione dei 377 comuni dell’isola e la formazione dei giovani (scuola, università, percorsi tecnici), ma non tanto di più perché Draghi e Cingolani li cestinano. Presentarne duecento, come voleva fare la giunta Solinas, incentivata dal governo Conte, è un errore strategico. Di fronte a tutto questo cosa è accaduto in Consiglio regionale a Cagliari? Spaccatura totale, incapacità di trovare un accordo condiviso. Cari signori, non sto qui a dare i voti a maggioranza e opposizione. Non mi permetterei di farlo. Torti e ragioni sono un patrimonio o un disvalore di tutti gli schieramenti. Male ha fatto Solinas a non rendere pubblici i progetti preparati dalla giunta per il Recovery Fund. Male fanno gli oppositori a non cercare un punto di convergenza e insistere nel muro contro muro. Provo a proporne uno: il governatore dovrebbe incontrare isolatamente i gruppi dirigenti delle opposizioni per un accordo su metodo e contenuti. Poi serve una sintesi e il varo di un gruppo di lavoro congiunto per presentare in tempi brevissimi (scade tutto a fine aprile) progetti condivisi sulle cose più importanti. Se accadesse tutto questo la Sardegn a potrebbe essere la prima Regione ad affidare il suo futuro per iscritto al presidente Draghi. Perché si deve intraprendere un cammino comune? A Roma è insediato un governo di tutti, eccetto Fratelli d’Italia che è comunque disponibile ad approvare i provvedimenti necessari per far crescere l’economia del Paese. Una occasione unica anche per la Sardegna. Mettete da parte i rancori personali e le inimicizie per contribuire al decollo dell’Isola. Ognuno può scegliere di sorseggiare un caffè con chi gli pare ma le decisioni strategiche vanno prese insieme. Non ci saranno altre opportunità. Chi vi ha eletto vi segue con attenzione e attende fatti concreti. Fateli. Buon lavoro.

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