Grazie ragazzi, che lezione ci avete dato

La forte adesione al click day vaccinale messaggio importante in tempi di teorie complottiste

Può il numero delle prenotazioni alla vaccinazione anti Covid della fascia di età 16-39 essere “letto” come un segnale e suscitare quasi un’emozione, qui e ora ? Io credo di sì. E per vari motivi. Il primo riguarda la lezione di fiducia e di speranza che centomila giovani hanno trasmesso nel primo click day agli adulti. Cioè padri, nonni, zii che non hanno aderito alla campagna d’immunizzazione. Contrari alla vaccinazione per diffidenza nei confronti della scienza, dei medici e delle istituzioni. O per timore di effetti collaterali, alimentato in particolare dagli allarmi sui rari casi di trombosi associati al vaccino AstraZeneca, economico e facile da conservare. Ma circondato da cattiva fama anche per responsabilità dell’Agenzia europea dei medicinali, incapace di comunicarne i benefici, enormemente superiori ai rischi. Non sono un’esigua minoranza.

Stando alla valutazione di un esperto come il direttore della struttura Igiene e controllo infezioni ospedaliere, professor Paolo Castiglia, uno dei coordinatori delle vaccinazioni anti Covid nell’azienda ospedaliera di Sassari, non si è presentato all’appuntamento già fissato - nei giorni del blocco e dello sblocco di quel vaccino - un buon 20 per cento dei prenotati, spaventati da una comunicazione sbagliata e cacofonica. In mancanza di dati sicuri, è impossibile stabilire la percentuale degli “adulti”, per lo più over 60, che non intendono assolutamente vaccinarsi (tra cui anche operatori sanitari): possiamo ipotizzare, guardando al dato nazionale, che un rifiuto irremovibile alle vaccinazioni riguardi 1-2 famiglie su 100. Si spera che sia loro arrivata la muta lezione dei giovani e giovanissimi.

A fronte della diffidenza e del timore di cittadini in età avanzata – che, pure, dovrebbero avere ben presenti i vantaggi di vaccini che hanno allontanato lo spettro di malattie come la difterite o la polio dalla loro infanzia – si segnala un gesto che, a pensarci bene, non è solo una manifestazione della volontà di riprendersi la vita, di divertirsi, di ballare, di andare a scuola, al cinema, allo stadio, a fare una passeggiata, di recuperare le occasioni e i luoghi della socialità, persi nel lungo, buio periodo del lockdown e della pandemia ( di cui si dovrà verificare, nel futuro, l’impatto psicologico e relazionale). Ma c’è di più. Credo che dietro l’adesione di massa di tanti giovani (tra cui, immagino, ci siano tanti maturandi alla vigilia della “notte prima degli esami”) ci sia qualcosa di più. Intanto un senso di comunità e la consapevolezza di contribuire, tutti assieme, all’immunizzazione dell’intera popolazione, per evitare che una nuova catastrofica emergenza sanitaria metta in ginocchio il mondo, travolgendo le nostre vite. E costringendoci ad una traversata nel deserto che le generazioni passate dovettero conoscere, sotto altre forme, nei due conflitti mondiali. Ma occorre considerare anche un altro elemento: la fiducia dei tanti giovani nel valore sociale di una pratica che rappresenta uno dei maggiori successi della storia nel campo della salute pubblica. È un messaggio importante, a fronte dei fenomeni che abbiamo sotto gli occhi.

Il numero degli oppositori ai vaccini e alla vaccinazione è cresciuto in questi anni, acquistando visibilità dopo la reintroduzione, nel 2017, dell’obbligatorietà di dieci vaccinazioni per l’iscrizione alla scuola. Tra le cause principali del rifiuto vi sono fattori ideologici e culturali. L’avvento di internet ha enormemente influito sulla loro visibilità e sulla diffusione dei cosiddetti no vax o free vax . Nella foresta dei social, gli scettici e i critici attirano intere comunità di seguaci, cosa che conferisce al fenomeno una dimensione che è difficile da quantificare e da contrastare. Mentre sono andate emergendo correnti che fanno capo a teorie cospirazioniste e complottiste, a medicine naturali e alternative che rifiutano la medicina ufficiale. Che i protagonisti del futuro abbiano aderito con tanto entusiasmo alla campagna è davvero un bel segnale che sembra anche rivelare la consapevolezza, appena acquisita, che siamo tutti connessi gli uni agli altri e che nessuno può ignorarne la presenza in scelte individuali come quella della vaccinazione.

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