La Nuova Sardegna

Surriscaldamento globale

Gli accaldati negazionisti del clima

di Eugenia Tognotti
Gli accaldati negazionisti del clima

S’impone l’evidenza dei risultati del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera e degli accessi in pronto soccorso, rilevati dall’1 al 21 luglio, in una serie di città bollenti

02 agosto 2023
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«A luglio ha sempre fatto caldo, niente di nuovo sotto il sole, è tutto un complotto delle multinazionali». Così parlano negazionisti del riscaldamento globale, compresi quelli nostrani. Sono tra noi, ho l’impressione, più numerosi di quelli del Covid-19. Scrivono su diversi quotidiani impegnati in prima linea sul tema, si affacciano nei Tg, sono ospitati nei salotti televisivi, dove sostengono che quella che stiamo vivendo è un’estate come tutte le altre, mettendo tra parentesi le tempeste di grandine, le trombe d’aria, i venti che sradicano gli alberi, il caldo estremo che hanno complicato la vita di migliaia e migliaia di persone in tutta Italia, per restare all’interno dei nostri confini. Chissà se sarà riuscito a far vacillare i convincimenti di qualcuno il monito di Sergio Mattarella che, nella cerimonia del ventaglio, ha usato parole durissime, definendo sorprendenti le discussioni sulla fondatezza dei rischi e dell’allarme. Un monito per il negazionismo d’accatto, privo di fondamenti scientifici.

Potrà richiamare alla realtà, il report del ministero della Salute che documenta gli effetti dell’ondata di calore, di straordinaria intensità, che dall’8 luglio ha interessato l’Italia. S’impone l’evidenza dei risultati del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera e degli accessi in pronto soccorso, rilevati dall’1 al 21 luglio, in una serie di città bollenti. Le condizioni di rischio si sono protratte dall’8 fino al 25 luglio, con una durata dell’ondata di 18 giorni a Roma e Rieti e di 14-15 giorni nelle altre città. In molte città si è registrato un incremento della mortalità lievemente superiore all’atteso, soprattutto tra gli over 85. A Bologna, Ancona e Roma si sono registrati nei giorni critici incrementi nel numero di accessi giornalieri nella popolazione over 65. Ma non smuove i negazionisti più convinti – almeno a giudicare dall’insistenza con cui vengono richiamati fenomeni di un lontano passato. Come la grandinata simile a quella dell’altro giorno verificatasi nel 1908. O la temperatura di 42 gradi a Roma nel luglio del 1967, certificata da una pagina del Corriere della sera. Non occorre essere dei climatologi per sapere che il clima sulla terra ha subito dei cambiamenti nel tempo: ma in migliaia di anni, non in poche decine. Stavolta è diverso: lo dicono i dati e la logica. I fenomeni estremi avvengono con frequenza maggiore e ci sono gradienti repentini dei diversi indicatori climatici.

Un’osservazione. A scorrere l’elenco di grandi centri roventi dove l’ondata di calore è arrivata a picchi superiori ai 40°C, viene da pensare alla scomparsa dell’ombra nelle nostre città e ai ‘deserti urbani’ privi di alberi. Stando ai dati ufficiali della relazione annuale del Comitato verde pubblico del ministero dell’Ambiente le regioni del Mezzogiorno non sono certo all’avanguardia nel piantare alberi e nell’applicare la legge del 1992 che imponeva di piantare un albero per ogni nuovo nato. Eppure, limitare l’esposizione al sole attraverso l’ombra è uno dei modi più efficienti ed economici per limitare i rischi per la salute legati al caldo. È semplice da ottenere utilizzando, oltre agli alberi, edifici, tettoie, sistemi ombreggianti, tende da sole e pareti, ma è spesso trascurata nella pianificazione urbana. Molte città – comprese quelle sarde – mancano di ombra sui marciapiedi, alle fermate dei mezzi pubblici e nelle aree comuni. Mai come in questi giorni di caldo eccezionale la necessità di migliorare la salute pubblica nelle nostre città è stata così evidente. C’è da sperare che induca i responsabili delle scelte a gestire e migliorare le infrastrutture che forniscono ombra. Serve più verde per ridurre l’anidride carbonica, filtrare gli inquinanti, produrre ossigeno e migliorare il microclima e gli alberi sono in prima fila nelle strategie di mitigazione del cambiamento climatico.

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