La Procura indaga sul lungomare: «Lavori illegittimi»

San Vero Milis, aperto un fascicolo per il reato di falso e per una serie di violazioni ambientali sul tratto di strada di Putzu Idu

SAN VERO MILIS. Qualcuno indaga, sebbene per ora non ci siano avvisi di garanzia che comunque vengono dati per imminenti. Quel qualcuno non sono più giornali, cittadini, comitati o ex consiglieri di minoranza. Stavolta è la procura della Repubblica che ha aperto un’inchiesta per farà luce sulla legittimità dei lavori realizzati sul lungomare di Putzu Idu. Il procuratore Andrea Padalino Morichini ha ordinato il blitz che lunedì hanno effettuato gli agenti di polizia giudiziaria del Corpo forestale negli uffici oristanesi dell’assessorato regionale all’Ambiente, dov’era custodita la documentazione relativa ai recenti lavori di sistemazione del lungomare voluti dall’amministrazione guidata dal sindaco, Flavia Adelia Murru.

L’assenza di indagati, al momento, appare come un dettaglio meramente tecnico. Prima che vengano inviati gli avvisi di garanzia, infatti, il procuratore attende l’informativa da parte della polizia giudiziaria che verrà trasmessa in procura al termine dell’esame dei documenti e che si tradurrà in un elenco di possibili responsabili dei reati per i quali è stato aperto il fascicolo d’inchiesta.

Si indaga infatti su diversi fronti comunque già ben definiti. L’ipotesi di lavoro riguarda una combinazione di reati amministrativi e ambientali che cambierà lo sguardo d’insieme sulle vicende dei lavori del lungomare tra Putzu Idu e Mandriola, lo stesso in cui secicento cittadini domenica scorsa hanno manifestato a gran voce la loro contrarietà all’intero progetto. Nell’elenco spicca il reato di falso. Infatti, prima della realizzazione dello stradello-stradone sterrato che corre dietro il vecchio lungomare asfaltato, l’amministrazione comunale avrebbe prodotto una documentazione che non avrebbe indicato in maniera corretta lo stato dei luoghi e i lavori poi effettuati. Quello realizzato sullo stradello sterrato non sarebbe un semplice intervento di ripristino di una strada preesistente, ma una vera e propria opera ex novo che poco avrebbe da spartire con il vecchio sentiero – non equiparabile a una strada – che sfiorava il Sito di interesse comunitario di Sa Salina Manna.

Al falso poi si sommano i possibili reati di natura ambientale e paesaggistica. L’elenco comprende un’altra serie di iniziative portate avanti dall’amministrazione. La più datata è sicuramente quella che riguarda la potatura, per usare un eufemismo, della barriera frangivento che fino alla scorsa primavera separava il lungomare dalla salina. Una siepe che ormai è un ricordo. Poi c’è la questione delle nuove rotonde realizzate all’altezza delle due imboccature del lungomare, dal lato di Putzu Idu e da quello di Mandriola. Gli spartitraffico sarebbero dovuti essere completamente rimovibili. Invece, attaccati come sono a un cordolo di cemento armato che affonda nella terra del lungomare, sono opere stabili.

L’ultimo capitolo è quello che riguarda la posa di un voluminoso strato di materiale aggregante lungo lo stradello. Tutto queste opere, secondo la procura, sarebbero in violazione con la tipologia del sito, protetto da una serie di datate tutele ambientali ministeriali che vanno anche al di là della questione della zona Sic. È per questo motivo che la Valutazione d’impatto ambientale, mai presentata, viene invece ritenuta imprescindibile dalla procura. Un cocktail di reati, dal sapore piuttosto sgradevole, che verrà sorseggiato in un agosto sempre più infuocato. Per lo meno sul lungomare tra Putzu Idu e Mandriola.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes