Invita a pranzo due amici, pestato e derubato in casa
Arrestati i due aggressori di Salvo Cannavò che ha fatto i nomi ai carabinieri Emanuele Pinna e Francesco Mele in manette dopo essersi spartiti 500 euro
ORISTANO. Lunedì li ha invitati a pranzo, ma non ha avuto in cambio un gesto di gratitudine. Anzi i due commensali prima gli hanno fatto bere qualche bicchiere di troppo, poi l’hanno pestato a sangue, concludendo la visita con la rapina dei soldi della pensione. Quindi hanno lasciato la casa con il suo proprietario agonizzante in un bagno di sangue. Forse erano addirittura convinti di averlo ucciso.
Le indagini dei carabinieri hanno però permesso alcune ore dopo di individuare ed arrestare i due. I militari li hanno rintracciati a tarda sera nelle loro case, quando si erano già divisi il misero bottino di 500 euro. Emanuele Pinna di 32 anni e Francesco Mele di 26 anni, entrambi disoccupati e con alcuni precedenti, sono ora rinchiusi nel carcere di Massama con l’accusa di tentato omicidio e rapina.
Visto ciò che ha dovuto affrontare, sta invece discretamente, Salvo Cannavò, 54 anni di origini catanesi e residente da anni in città. Ha riportato delle lesioni al volto e al collo e i medici del San Martino ieri mattina l’hanno dimesso con una prognosi di quindici giorni. Ha così fatto rientro nella sua modesta casa di via Masones, a poche centinaia di metri dalla piazza Mariano. Ad avvisare i carabinieri è stata una ragazza rumena, badante della madre di Salvo Cannavò, che abita di fronte. Verso le 15 di lunedì è entrata in casa e ha trovato l’uomo a terra privo di sensi e in un bagno di sangue. Aveva il volto tumefatto e sul collo i segni di un tentativo di strangolamento.
È stato Salvo Cannavò a fornire ai carabinieri i nomi dei due aggressori, «Persone ben conosciute, che aveva invitato nella sua abitazione per bere un bicchiere – hanno spiegato il capitano Mariano Lai, comandante della Compagnia, e il tenente Claudio Mauti, responsabile del Nucleo operativo del comando provinciale –. In due l’hanno aggredito e dopo averlo percosso e avergli stretto una corda al collo, gli hanno sfilato dalla tasca i 500 euro e sono scappati. Li abbiamo bloccati nelle loro abitazioni: si erano già cambiati e avevano diviso il bottino pronti a lasciare momentaneamente la città».
Per acciuffarli è scattata una caccia all’uomo anche fuori dal capoluogo, con decine di carabinieri coinvolti. Erano invece a casa con Francesco Mele che ha ammesso spontaneamente le proprie colpe, mentre Emanuele Pinna è stato rintracciato solo a tarda sera nei giardini di via Anglona, a poca distanza dalla sua abitazione. Nelle mutande aveva nascosto la sua parte del modesto bottino, mentre in tasca aveva un coltello a serramanico. I carabinieri hanno successivamente ritrovato abiti macchiati di sangue probabilmente indossati al momento dell’aggressione. Le indagini sono coordinati dal sostituto procuratore, Marco Ulzega.
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