La storia degli antichi forni della calce

Laconi, un libro descrive le forme architettoniche, le tecniche lavorative e le ricadute sociali

LACONI. Gli antichi forni per la calce al centro di uno studio universitario divenuto un progetto editoriale che si è concretizzato nella pubblicazione del libro “I forni della calce nel territorio di Laconi”. Autori di questo interessante lavoro, che verrà presentato questo pomeriggio alle 16.30 nel Cineteatro “Fabrizio de Andrè”, sono la laconese Valeria Onnis, laureata in Ingegneria Meccanica, Chimica e dei Materiali nella Facoltà di Architettura di Cagliari, e Ulrico Sanna, professore ordinario nella stessa Università. Quest’ultimo è autore di centinaia di pubblicazioni soprattutto nel campo della conservazione dei materiali dell’edilizia archeologica e storica.

La produzione della calce in Sardegna ha rappresentato, fin dopo la metà del ’900, un’importante fonte di sostentamento per quella parte di popolazione isolana che ha saputo sfruttare la pietra calcarea presente nel proprio territorio. Con quest’opera, gli autori hanno inteso tracciare un excursus storico sulle tecniche lavorative, sulle quarantadue calcare ancora presenti nel territorio di Laconi, oltre a fornire «le coordinate, le dimensioni, i materiali utilizzati per la loro costruzione» e sull’attuale stato di conservazione.

L’ opera, inoltre, «si pone come punto di partenza – osserva l’autrice Valeria Onnis –, come una proposta di valorizzazione, sull’esempio di quanto avviene in altre regioni, di un importante patrimonio che appartiene all’archeologia industriale». La proposta di alcuni percorsi per la visita delle calcare vuole offrire concreta opportunità per far conoscere, inoltre, gli aspetti economici e sociali che, per oltre un secolo, hanno caratterizzato questa zona dell’Isola. Infatti, sebbene Alberto La Marmora nel suo Voyage en Sardaigne parli di questa attività riferita principalmente ad alcuni centri dell’Ogliastra, lo sfruttamento delle rocce calcaree per la produzione della calcina era utilizzato su larga scala anche nel Sarcidano, soprattutto a Laconi e Nurallao.

Is forros de cracina, così erano chiamate in dialetto locale le calcare, oltre ad essere sopravvissuti, muti monumenti di un’era perduta, fino ai nostri giorni, tengono ancora vivo nella memoria dei più anziani il ricordo dell’impegno e del disumano lavoro che in essi si profondeva. È pur vero che la produzione della calce ha rappresentato una parte importante nell’economia locale, non solo per i maestri calcinai, ma per un più vasto indotto. Basti ricordare solo il lavoro che assicurava ad alcuni contadini, i cosiddetti carradores – come ricorda qualche anziano laconese che ha vissuto quell’esperienza – che caricavano sui loro carri a buoi la calce viva e si recavano a venderla nei paesi della Marmilla, della Terexenta, del medio Campidano e fino ai confini dell’iglesiente.

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