La Nuova Sardegna

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La Befana con l’accento veneto

Il rito di “Brusa la vecia” fu introdotto negli anni della bonifica

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ARBOREA. L’anno nuovo inizia sempre con un rito di buon auspicio. Si rinnova anche quest'anno il suggestivo rito etnico «Brusa la vecia» introdotto dai coloni veneti negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, che grazie all’organizzazione del comune e della Pro Loco, è giunto alla ventunesima edizione, volendo dunque ripercorrere i fasti di un periodo eroico e dimenticato, quello della bonifica dell’agro.

Oggi alle 20.30 presso il Centro fieristico sulla Strada 19 est appuntamento quindi con la tradizione ma anche con la gastronomia locale, grazie alle degustazioni delle prelibatezze della migliore tradizione intorno al fuoco con la simbolica immagine dell'amabile vecchina con gli abiti logori.

Anche quest’anno il grande fuoco, preparato come sempre dai volontari della Pro Loco, brucerà la rappresentazione simbolica dell’anno vecchio con tutte le sue difficoltà e problemi, e dalle fiamme si trarrà l' auspicio per il futuro.

Secondo la tradizione veneta bisogna seguire con attenzione la direzione delle scintille e del fumo perché dal senso delle scintille viene interpretato il presagio per il futuro, come recita il detto popolare “faville a ponente, pannocchie niente”, “faville a levante, pannocchie tante”.

La serata di festa che ha anche come obiettivo l’aggregazione e la socializzazione dei cittadini, sarà allietata dal coro cittadino “Santa Cecilia” che eseguirà canti caratteristici delle etnie della bonifica e poi a seguire balli tradizionali, il tutto alla riscoperta della tradizione e del folklore.

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