Giovane con la Sla, i soldi per l’assistenza bloccati dal dirigente

L’assessore si schiera col malato: «Pratica da avviare» Il ragazzo di 19 anni invia una segnalazione alla procura

ORISTANO. Visite e certificati non bastano. Essere il più giovane paziente d’Italia a essere colpito da una forma molto aggressiva di sclerosi laterale amiotrofica non è sufficiente. Così la pratica per l’assistenza a un ragazzo oristanese di 19 anni si blocca in Comune, dove incontra la resistenza strenua della dirigente responsabile del settore dei Servizi sociali convinta che tutta la vicenda sia oscura e che non meriti perciò di essere portata a compimento. Nemmeno il sollecito dell’assessore comunale Maria Obinu, che si è schierata apertamente nei giorni scorsi in favore del ragazzo e ha invitato la funzionaria a portare avanti in tempi rapidi le pratiche per il programma di assistenza, ha convinto la dirigente Daniela Sistigu a procedere.

Ciò che procede e non aspetta decisioni prese in uffici pubblici è invece la malattia che però non viaggia sola. Da ieri cammina assieme a una dettagliata segnalazione che il ragazzo, sostenuto dalla famiglia che lo seguendo in queste settimane sostituendosi all’assistenza specializzata che dovrebbe essere garantita proprio grazie ai programmi sanitari pubblici, ha inviato alla procura della Repubblica. Stanco di una battaglia senza le risposte che chiedeva, il diciannovenne ha deciso di mettere al corrente della situazione la magistratura che ora acquisirà tutte le carte per stabilire dove stia la ragione e capire perché tutto si sia fermato di fronte a un caso di tale portata.

La procedura si è bloccata sul tavolo della dirigente, alla quale sono consentite dalla legge anche valutazioni discrezionali sui singoli casi qualora ella le ritenga indispensabili. È però suo compito quello di verificare l’autenticità di una certificazione? Il problema sollevato è infatti quello del reddito. La famiglia del ragazzo ne avrebbe presentato uno che, secondo le informazioni in possesso della funzionaria, non sarebbe rispondente alla situazione economica reale. Per giustificare le perplessità si è fatto riferimento anche a problemi giudiziari e fiscali avuti in precedenza da un componente familiare. Basta questo per fermare tutto? L’interrogativo resta legittimo per chiunque osservi dal di fuori la vicenda.

In ogni caso, accanto a questo principale motivo per cui si sarebbe arenata la pratica grazie, ci sarebbero state poi anche contestazioni e perplessità sulla certificazione medica presentata. Le diagnosi fatte da Asl e medici sardi e persino quelle degli specialisti di un centro clinico milanese che si occupa proprio di pazienti malati di sclerosi laterale amiotrofica, hanno lasciato perplessa la dirigente. Sembrerebbero questioni di mera forma. Burocrazia inutile, verrebbe da dire, però secondo la dottoressa Daniela Sistigu, questa sarebbe al momento insormontabile perché scavalcarla significherebbe andare contro la legge. Ma proprio alla legge si rifà il malato, che si era rivolto al Comune per l’avvio della pratica che doveva sbloccare il finanziamento per il progetto “Intervento immediato”. È quello che, attraverso l’utilizzo di fondi regionali, consente di avviare l’assistenza sanitaria senza attese lunghe e fa il paio con il progetto “Ritorno a casa” che invece interviene in un momento successivo e garantisce un’assistenza prolungata nel tempo al paziente che ne faccia richiesta.

Le linee d’indirizzo per i finanziamenti dicono che non è solo il reddito ad essere dirimente, ma bisogna tenere gran conto anche del tipo di patologia. Non serve un medico per capire che la frattura di un femore non vale certo una sclerosi laterale amiotrofica.

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