Ospedale, ore decisive per il pronto soccorso

Ghilarza, lunedì potrebbe riaprire dopo la chiusura per carenza di personale Il comitato: «Assl bugiarda, i medici c’erano». L’azienda: «Accuse assurde e false»

GHILARZA. Le ultime previsioni anticipano la riapertura del punto di primo intervento a lunedì, ma, nonostante l’annunciata svolta, non si placano le polemiche sull’interruzione del servizio al Delogu. «La chiusura del presidio è la conseguenza diretta della mancanza di volontà dell’Assl oristanese di sanare la cronica carenza d’organico dell’ospedale di Ghilarza». A sferrare l’attacco frontale è il comitato di salvaguardia del Delogu che accusa i vertici dell’azienda sanitaria di aver gestito malamente il problema della penuria di personale.

Gli attivisti affermano di parlare a ragion veduta. «Abbiamo verificato che il rifiuto degli specialisti di prendere servizio a Ghilarza con cui si giustificava l’Assl fosse una bufala», ha detto senza tante perifrasi il portavoce Raffaele Manca, che ha supportato la tesi con riscontri diretti: «Noi stessi abbiamo raccolto testimonianze della volontà di alcuni medici di lavorare al Delogu e alcuni di loro ci hanno persino riferito di non essere stati accettati e di avere, anzi, ricevuto la proposta di assunzione per altri presidi ospedalieri. È un fatto incontrovertibile che l’Assl non abbia programmato il lavoro per supplire alle carenze dell’ospedale di Ghilarza», ha denunciato.

Sono accuse respinte con decisione dall’Azienda sanitaria, che ha ribadito di aver provato tutte le opzioni per superare i problemi. Percorso che l’azienda ha riepilogato partendo dalle richieste di assunzione presentate all’Ats, «l’unico soggetto deputato al reclutamento del personale», hanno puntualizzato dall’Assl per smentire la presunta mancanza di volontà. L’Assl ha poi ricordato di aver cercato di attingere alle graduatorie dell’azienda unica e di aver fatto successivamente ricorso all’elenco regionale dei liberi professionisti. Tutto vano, «Gli idonei sono stati convocati, ma nessuno ha accettato», ha ripetuto l’azienda oristanese.

Un’altra strada che si è rivelata impraticabile è quella del trasbordo degli operatori dai pronto soccorso di Oristano e Bosa a quello di Ghilarza, soluzione tramontata per via del numero esiguo dei professionisti rispetto all’imponente volume di accessi del San Martino e del Mastino. «È stato fatto tutto ciò che è consentito dalla norme, che impongono l’assunzione di specialisti con precise abilitazioni», hanno puntualizzato. Ora le speranze sono riposte nelle soluzioni tampone individuate ultimamente, in attesa che si concluda il corso di formazione dei medici del 118 e che si esaurisca l’iter del concorso rivolto agli specialisti di branche utili al reparto di Medicina. «In questo momento – ha concluso la Assl –, l’Ats e la Regione stanno portando avanti una trattativa per impiegare le guardie mediche nella gestione dei codici bianchi e verdi e, inoltre, c’è la possibilità di attingere alle graduatorie di Sassari».

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