Il mare invade la laguna, allarme per S’ena arrubia

Arborea, pescatori preoccupati: il deposito di detriti sta prosciugando lo stagno A Fordongianus danni all’area archeologica dopo il maltempo dei giorni scorsi

ARBOREA. La paura che si arrivi a un disastro ambientale è tanta. Negli ultimi giorni è anche cresciuta, perché il maltempo ha lasciato dietro di sé i segni evidenti dei danni che ha provocato. L’allarme viene lanciato dai pescatori della cooperativa Sant’Andrea che, proprio prima di Natale, hanno dovuto constatare che la mareggiata dei giorni scorsi ha aperto delle brecce spostando i blocchi di cemento posizionati sopra il molo frangiflutti. A questo punto diversi tratti del muraglione che protegge lo stagno di S’ena arrubia non costituiscono più una barriera che impedisce al mare di comunicare con le acque della laguna. La conseguenza è che a S’ena arrubia arrivano in continuazione detriti e posidonia oceanica che, depositandosi, hanno come effetto quello di tappare le bocche di protezione dello stagno. È questo il motivo per cui negli ultimi quindici anni, lo stagno ha perso circa 15mila metri quadri di un’area in cui il fondale raggiungeva circa due metri. Ora invece ci si può tranquillamente camminare sopra, senza bisogno di compiere miracoli.

Il solo bisogno cui far fronte è invece quello di un intervento urgente perché, come segnalano i pescatori, l’avanzamento dei sedimenti è costante e c’è il rischio che in pochi anni l’imboccatura si riduca talmente tanto che lo scambio di acqua con il mare diventi impossibile. «Il rischio che ciò accada è molto alto – spiegano i pescatori della cooperativa Sant’Andrea che svolgono la loro attività proprio a S’ena arrubia –. Questo determinerebbe un danno a tutta la laguna sia per le attività legate alla pesca che sotto il profilo ambientale. Non possiamo ora stimare i danni, ma è certo evidente che il muraglione in questo momento è compromesso».

Il maltempo peraltro non ha fatto sconti e i territori devastati dalle piogge infinite dei giorni scorsi sono diversi. L’apertura della diga del Tirso per consentire lo sversamento controllato di notevoli quantità d’acqua ha colpito la zona di Fordongianus più di ogni altra. Dalla diga di Pranu Antoni sono arrivati, in taluni frangenti, 500 metri cubi al secondo e ciò ha causato dei danni sia al sito archeologico di epoca romana sia ai bagni termali sia ai terreni circostanti. È il motivo per cui il sindaco Serafino Pischedda ha chiesto lo stato di calamità naturale e lancia un appello alla Regione affinché non ripeta quanto fece nel 2018, quando alla richiesta di aiuti rispose con uno zero alla voce dei fondi stanziati. Intanto saranno i tecnici della Soprintendenza a fare una prima stima dei danni al termine di un sopralluogo nell’area archeologica e delle antiche terme. (e.carta)

WsStaticBoxes WsStaticBoxes