Rifiuti, incendi e intimidazioni

Violenze per accaparrarsi gli appalti: presunta associazione mafiosa e amministratori sotto accusa

SANTU LUSSURGIU. I metodi sarebbero stati quelli di un’associazione a delinquere di stampo mafioso. Chi vi prendeva parte o offriva a essa i servigi non si sarebbe fatto scrupolo di utilizzare minacce, attentati, incendi, fondamentali agganci nelle amministrazioni pubbliche, tanto è vero che a processo ci sono anche ex amministratori e funzionari di alcuni Comuni. È il quadro accusatorio ricotruito dal pubblico ministero Alessandro Pili che ha chiesto il rinvio a giudizio della presunta banda che, con base nel Montiferru, avrebbe imperversato in diverse parti della Sardegna per accaparrarsi gli appalti di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

L’udienza di ieri a Cagliari non si è tenuta a causa di un’incompetenza territoriale. Sarà il tribunale di Oristano a occuparsi del caso e lo farà nell’udienza preliminare del 16 giugno. Non rischiano il processo solo i titolari della ditta coinvolta, ma anche i presunti esecutori materiali degli attentati commissionati. Sono Giovanni Maria Firinu, 60 anni di Santu Lussurgiu; la sua ex moglie Francesca Piras, 60 anni di Ghilarza; il suo collaboratore Massimo Settefonti, 48 anni di Santu Lussurgiu; Giovanni Basilio Angioi, 50 anni, sassarese di origine e residente ad Assemini; Raimondo Manca, 56 anni di Seneghe, tecnico del Comune di Baratili San Pietro; Emilio Chessa, 64 anni, ex sindaco di Santu Lussurgiu; Stefano Putzolu, 54 anni, ex vice sindaco di Santu Lussurgiu; Franca Pani, 45 anni di Macomer; Mario Moro, 72 anni di Oniferi; Gonario Moro, 42 anni di Oniferi; Giuseppe Amato, 55 anni di Torre Annunziata; Luigi Bastri, 53 anni di Napoli.

Il quadro ricostruito dall’accusa dice che cinque di loro avrebbero fatto parte di «un’associazione mafiosa e armata» e che «si avvalevano della forza dell’intimidazione e delle condizioni di assoggettamento e di omertà, patite dalle ditte concorrenti e dai funzionari pubblici per acquisire il controllo di appalti per il servizio di raccolta e smaltimento di rifiuti solidi urbani».

L’associazione a delinquere sarebbe stata capeggiata da Giovanni Maria Firinu, che sarebbe stato affiancato da Massimo Settefonti, Francesca Piras, Giovanni Basilio Angioi e Franca Pani. I metodi erano alquanto sbrigativi: incendi ai mezzi delle ditte concorrenti che così venivano automaticamente a trovarsi impossibilitate a partecipare alle gare o a espletare il servizio, intimidazioni e pressioni continue agli amministratori. Questi avrebbero ceduto affidando senza motivo gli appalti in proroga; attendendo illecitamente che la ditta Ecoservice gestita prima da Firinu, quindi dall’ex moglie una volta che il primo fu interdetto per questioni penali, fosse in regola prima di bandire le gare d’appalto; o ancora invitando alle stesse gare solo ditte indicate dallo stesso Firinu e alle condizioni dettate da quest’ultimo o dai suoi collaboratori. E ciò riguardava i Comuni di Santu Lussurgiu, di Baratili San Pietro e anche varie unioni dei comuni per cifre da centinaia di migliaia di euro ciascuna.

Gli attentati incendiari colpirono negli anni passati la Sardinia Ambiente, a cui nel 2010 furono bruciati sei compattatori parcheggiati nel deposito di S’Arenarzu a Ula Tirso; il chiosco sulla spiaggia di Su Pallosu di Antonio Fenu; tre compattatori e otto automezzi della Econord parcheggiati in parte Buddusò in parte a Barumini. Sono contestati anche reati ambientali per lo smaltimento non autorizzato persino di rifiuti pericolosi e reati di corruzione perpetrati tramite compiacenti funzionari della Motorizzazione di Napoli che certificarono avvenute revisioni ai mezzi della Ecoservice.

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