Parenti soddisfatti, i due difensori no

La zia Loredana: «Ore di ansia». Gli avvocati: «Andremo in Cassazione»

GHILARZA. Non è solo Fabiola Balardi a ritrovare quella serenità che la giustizia regala. Loredana Careddu, zia paterna di Manuel, ha pensieri molto simili a quelli di Fabiola Balardi: «Abbiamo passato tutti noi due ore di particolare ansia in attesa della sentenza, non eravamo in tribunale di persona, ma con la mente e il cuore di sicuro. Quando ci è stata comunicata la sentenza abbiamo tirato un grosso sospiro di sollievo». Più sicuri su come sarebbe andata a finire sono gli avvocati che tutelano i familiari di Manuel. Luciano Rubattu, che assiste Fabiola Balardi, dice di non aver avuto dubbi: «Ero convinto che sarebbe andata così. Sono soddisfatto perché anche il processo d’appello ha travolto le bugie degli imputati e confermato la robustezza delle prove». Gianfrancesco Piscitelli, che tutela Corrado Careddu, pensa già al domani: «Non eravamo soddisfatti dei sedici anni iniziali, la conferma però è per noi una notizia buona. L’importante è che entrambi stiano in carcere quanto più a lungo possibile per meditare su ciò che hanno commesso».

E la difesa dei due imputati? Resta in bilico tra la prudenza e la certezza che la verità raccontata dalla sentenza sia parziale. L’avvocato Giancarlo Frongia, che aveva chiesto l’affidamento in prova per Giada Campus, è attendista: «Aspetto di conoscere le motivazioni e poi valutiamo il ricorso in Cassazione. Penso ci siano gli estremi per farlo». Più esplicito è l’avvocato Gianfranco Siuni che assiste Cosmin Nita e aveva chiesto una rimodulazione della pena: «Continuo a ritenere validi gli elementi che farebbero cadere la premeditazione e il concorso nell’omicidio per il mio assistito. Nelle intercettazioni, ascoltando anche il tono tenuto nei dialoghi da ciascuno dei ragazzi, ci sono le prove del fatto che non ha programmato come svolgere l’omicidio, anzi nemmeno sapeva quale sarebbe stato il reato da compiere. A lui non è affidato alcun compito, è un delitto progettato esclusivamente da Fodde, solo dopo lo aiuta a nascondere il corpo. Se consideriamo le imputazioni, per noi l’esito è positivo. Il problema è che le imputazioni non sono quelle giuste. Vedremo in Cassazione». (e.carta)

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