Alluvione di Tiria, dopo sette anni assolti i due tecnici

Processo per i danni provocati dal ciclone Cleopatra Strada progettata e costruita quando le case non c’erano

PALMAS ARBOREA. E' finito con l'assoluzione dei due imputati “perché il fatto non sussiste” il processo per i danni provocati dall'esondazione del rio Zeddiani, durante il ciclone Cleopatra del 18 novembre 2013.

Il giudice monocratico, Federica Fulgheri, ha infatti accolto le conclusioni della difesa, composta dagli avvocati Paolo Todde, Massimo Ledda, Carlo Beato e Massimiliano Ravenna, che fin dall'inizio avevano sostenuto la totale estraneità alle accuse per il tecnico della Provincia, l’ingegnere Marco Manai, e il libero professionista, l’ingegnere Antonio Dessì, progettista e direttore dei lavori.

Il pubblico ministero Daniela Caddeo aveva invece chiesto la condanna a otto mesi per il solo Antonio Dessì e l'assoluzione dell'altro tecnico. Si chiude così per i due ingegneri una inchiesta e un processo durati quasi sette anni, scaturiti a seguito dei danni provocati dall'allagamento di diversi scantinati di abitazioni della frazione, costruite molto vicine all'argine ma, contrariamente a quanto si potesse ipotizzare, non abusivamente bensì con tanto di licenza urbanistica rilasciata dal Comune di Palmas Arborea.

I due ingegneri erano finiti sotto processo perché legati alla progettazione e costruzione della strada sul rio Zeddiani a un passo dalle case della borgata di Tiria i cui scantinati si allagarono durante i terribili giorni del ciclone che devastò mezza Sardegna.

Secondo l'accusa, il ponticello lì costruito e che sotto la sede stradale aveva un tubo che doveva canalizzare le acque sarebbe stato all’origine dell’inondazione perché eseguito senza tenere conto dei problemi che avrebbero potuto causare fenomeni atmosferici come quelli del 18 novembre 2013: non avrebbe infatti retto la portata d’acqua di quel giorno. L’altezza del ponticello avrebbe poi fatto da diga e il rio avrebbe trovato uno sfogo nei seminterrati.

Gli avvocati difensori avevano da subito contestato questa ricostruzione, affermando che non si fosse tenuto conto dell’eccezionalità dell’evento di quel pomeriggio, tanto è vero che le opere successive fatte per contenere eventuali allagamenti, non sono state sufficienti a bloccare il rio Zeddiani che anche nel 2018 ha allagato vari scantinati in seguito a un banale temporale.

Ma è soprattutto sul punto in cui si trovano le costruzioni che la difesa ha più volte battuto: si trovano all’interno della fascia di dieci metri dalla sponda del fiumiciattolo, quindi in una zona in cui non si sarebbe dovuto costruire.

Eppure tutti i proprietari hanno avuto in anni passati i permessi.

Ultimo, ma non certo secondario aspetto, è che l’opera di canalizzazione del Rio Zeddiani è figlia di un progetto di fine anni ’80 che ha visto il completamento solo nei primi anni 2000.

La differenza è che trent’anni fa in quella zona non c’era una casa, per cui l’acqua avrebbe potuto allagare solamente i campi. Il pubblico ministero Daniela Caddeo aveva da subito chiesto l'assoluzione per l'ingegner Manai, intervenuto peraltro solo successivamente all'avvio della pratica per l'esecuzione della strada. Ieri l'assoluzione è arrivata per tutti e due gli imputati.



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