Delitto del lago, il covid ferma il processo

Certo lo slittamento della prima udienza in appello per un contatto tra una delle parti e un contagiato

GHILARZA. Le procedure per evitare la diffusione dei contagi da covid, bloccheranno sul nascere il processo d’appello per l’omicidio di Manuel Careddu. Stamattina in aula arriveranno i tre imputati già maggiorenni nel momento in cui fu compiuto il delitto. Il diciottenne di Macomer fu ucciso in un terreno sulle sponde del lago Omodeo nel territorio comunale di Soddì l’11 settembre 2018. Il corpo fu poi spostato e sepolto in un campo alla periferia di Ghilarza e ritrovato diversi giorni più tardi.

Per l’omicidio e la soppressione del cadavere sono già stati condannati con sentenza definitiva Cosmin Nita, 19 anni di Ghilarza, e Giada Campus, 18 anni di Abbasanta, che sono stati processati dal tribunale dei minori nei primi due gradi di giudizio. Hanno poi rinunciato al ricorso in Cassazione, motivo per cui la pena è quella stabilita nel processo d’appello ovvero sedici anni. Diverse erano state le pene per i maggiorenni che però hanno solo conosciuto la sentenza di primo grado. Al termine del rito abbreviato che si era svolto in tribunale a Oristano erano stati condannati i ghilarzesi poco più che ventenni, Christian Fodde, autore materiale dell’omicidio, Riccardo Carta e Matteo Satta. Le pene erano state rispettivamente dell’ergastolo per Fodde, di trent’anni per Carta e di sedici anni e otto mesi per Satta.

I loro legali, gli avvocati difensori Aurelio Schintu, Angelo Merlini e Antonello Spada avevano presentato poi appello contro la sentenza di primo grado e la discussione ora si sposta a Cagliari. L’udienza di stamattina, fissata già da tempo, difficilmente si terrà. Nei giorni scorsi è stato comunicato ai giudici che una delle parti ha avuto un contatto diretto con una persona estranea al processo e positiva al covid. È stato quindi imposto l’isolamento fiduciario, motivo per cui è stato chiesto già da qualche giorno il rinvio dell’udienza. Appare scontato che bisognerà stabilire una nuova data per l’apertura del processo di appello che dovrebbe tenersi in tre atti: il primo riservato al procuratore generale e alle parti civili rappresentate dagli avvocati Luciano Rubattu e Gian Francesco Piscitelli, che tutelano i genitori della vittima; il secondo per gli avvocati difensori; il terzo per eventuali repliche e quindi la sentenza. (e.carta)

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