Vecchia discarica a Silì, il conto è da capogiro

Il proprietario di un terreno batte cassa e chiede al Comune 400mila euro per la mancata bonifica

ORISTANO. Al Comune potrebbe costare 400mila euro l’immobilità ventennale nella vicenda che riguarda l’ex discarica per inerti a Silì. È la cifra che Gavino Porcu, il proprietario del terreno sulla strada 388, dove sorgeva sino agli anni ’90 la discarica, ha chiesto tramite come risarcimento per la mancata bonifica da parte dell’ente pubblico. La vicenda non è recente, ma i tempi della giustizia e della burocrazia vanno calcolati nell’ordine dei decenni. Negli anni ’80 il Comune prese il terreno di Pauli Mattauri, in concessione dal proprietario per utilizzarlo come deposito di materiali inerti. «L’idea – spiega Enrico Meloni, l’avvocato che insieme a Pier Luigi e Elio Meloni rappresenta Porcu – era quella di sfruttare la conformazione concava del terreno, colmarlo con gli inerti e poi stendere sopra un abbondante strato di terra vegetale di buona qualità, così da poter ripristinare la funzione agricola del lotto». Qualcosa però va storto, la discarica diventa ricettacolo per rifiuti di ogni genere, anche inquinanti, e alla fine il Comune pensa di potersene liberare con una semplice colata di terra generica.

Si va in tribunale, nel 1999, e dopo la bellezza di undici anni, arriva la sentenza che dà ragione a Porcu e condanna il Comune a pagare una cifra attorno ai 50mila euro e a ripristinare l’area. Tutto finito? Macché. In questi dieci anni il Comune, giusto per restare in tema, resta inerte come quei rifiuti che scaricava nel terreno. I vari solleciti ufficiali che arrivano da Porcu e dai suoi legali cadono nel vuoto.

Così, dopo aver inviato un atto di precetto e una posta elettronica certificata nel 2019, il proprietario perde la pazienza e decide di tornare in tribunale. Poco prima che la procedura giudiziaria diventi irreversibile, i legali inviano al Comune una proposta di negoziazione e qui salta fuori la richiesta: 25mila euro per ogni anno di indebita occupazione del terreno dal momento della sentenza, e quindi 250mila euro a cui sommare altri 150mila per il mancato sfruttamento economico. E non finisce certo qui, dato che il Comune dovrebbe anche farsi carico della bonifica, con costi stimati durante la causa civile come superiori al milione.

Per quel che riguarda la contesa con il proprietario, il Comune ha accettato di negoziare e l’intenzione è quella di proporre una compravendita del terreno, per poi occuparsi in seguito della bonifica. «Proposta che potrebbe interessare il nostro cliente – afferma l’avvocato Meloni –, ma solo se terrà conto del giusto ristoro per questi dieci anni di indisponibilità del terreno». Insomma, forse da Palazzo degli Scolopi non dovranno sborsare 400mila euro, ma non se la caveranno certo con pochi spiccioli. E tolto il pasticcio amministrativo, che potrebbe assestare un brutto colpo alle già malandate casse del Comune, resta il problema ambientale di un terreno da bonificare perché qualcuno, quarant’anni fa, non ha controllato che nella discarica finissero solo i materiali previsti.

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