Pista ciclabile, i contrari si affidano a Mattarella

Presentato al Presidente della Repubblica un nuovo ricorso contro il tracciato: «Approvazione irregolare, percorso pericoloso e troppi parcheggi cancellati»

ORISTANO. Un primo ricorso che non ha ancora avuto risposta. La polemica in consiglio comunale. Una raccolta di firme che sfiora quota mille. Ora un secondo ricorso indirizzato sempre al Presidente della Repubblica. Se il percorso della nuova pista ciclabile cittadina è già di per sé un labirinto, il suo punto di arrivo rischia di essere ancora più tortuoso. A pochi mesi di distanza dal primo ricorso al Capo dello Stato, una serie di cittadini tenta di nuovo di ottenere lo stop al contestato progetto del Comune. Evidentemente il rapporto tra Oristano e le due ruote non è dei migliori: ne sa più di qualcosa anche la giunta Tendas, ripetutamente contestata per qualche centinaio di metri di pista ciclabile, ne sa qualcosa quella ora guidata da Andrea Lutzu che si ritrova di fronte a un muro di proteste. E, soprattutto, anche di fronte ad atti legali.

Del primo ricorso al Presidente Mattarella si attende ancora l’esito, ma intanto ne arriva un secondo perché, nel frattempo, il Comune ha modificato nuovamente il tracciato. Proprio le strade scelte per la nascita del tratto di pista ciclabile, che dovrebbe collegare tra loro quelle già esistenti di via Vandalino Casu che porta verso Silì e di viale Repubblica che porta verso Torregrande, sono al centro della polemica e costituiscono l’oggetto del ricorso. Un punto di partenza comunque questa storia ce l’ha ed è la delibera della giunta del 17 novembre 2020 “Realizzazione di una pista ciclabile nell’ambito urbano di Oristano, per l’interconnessione della rete delle ciclovie della Sardegna”.

Una volta deciso il tracciato, questo ha suscitato immediatamente le proteste di parecchi cittadini residenti in alcune vie interessate dal passaggio della nuova ciclabile. Quelle perplessità trovano spazio, per la seconda volta, in un atto legale che tende a evidenziare le pecche del provvedimento adottato dalla giunta e quindi a bloccarlo rivedendolo nel suo impianto generale.

Le irregolarità poggerebbero in particolare sul mancato allineamento del percorso alle linee imposte dal Piano Urbano per la Mobilità che prevedeva una serie di tratti di pista ciclabile in nulla corrispondenti a quello votato dalla giunta. Una tale differenza sarebbe stata possibile solo in caso di variante allo stesso Piano della mobilità, cosa di cui sarebbe dovuto essere investito il consiglio comunale che invece non è stato chiamato in causa a tempo debito. La relazione tecnica poi omette qualsiasi riferimento al Piano e non contiene studi sulla viabilità promiscua, in cui mezzi motorizzati e biciclette si trovino a convivere.

Se questi sono gli aspetti più strettamente procedurali, il ricorso ne evidenzia altri che entrano più nel merito del progetto. Il percorso, oltre a evitare il centro storico, sebbene questo dovesse essere l’obiettivo della nascita della pista ciclabile, creerebbe problemi alla viabilità nel resto della città. Le biciclette si troverebbero ad affrontare numerosi passaggi pericolosi in zone in cui il traffico dei veicoli a motore è elevato, ma le stesse auto sarebbero fortemente penalizzate dal tracciato che cancellerebbe in un colpo solo circa la metà delle aree di sosta nelle vie in cui dovrebbe nascere la ciclabile, senza proporre un’alternativa valida. Questo andrebbe a discapito di varie attività produttive, ma anche dei residenti stessi che si troverebbero nell’impossibilità di accedere in sicurezza ai propri parcheggi privati. Chissà se il Presidente Mattarella batterà un colpo.

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