Progetto di parco fluviale alla foce del fiume Tirso

Proposto dalla associazione Atao ai sindaci di Cabras e Oristano «Le sponde del fiume nei decenni sono cambiate, possiamo recuperarle»

CABRAS. Un parco fluviale che si estenda attorno agli ultimi 10 chilometri del fiume Tirso, dal Ponte Grande fino alla foce. È questa la proposta che l'Atao, l'Associazione civica per la tutela e la promozione del territorio, rivolge ai sindaci di Oristano e Cabras, Andrea Lutzu e Andrea Abis. «Dagli anni '50 ad oggi il fiume e le sue sponde hanno subito cambiamenti profondi – spiega il presidente dell'Atao, Dario Cossu – e l’arrivo del trattore ha ampliato gli spazi dedicati alle colture provocando una riduzione della biodiversità botanica e animale e la conseguente alterazione dell’ecosistema fluviale». Dunque «realizzare il parco fluviale significherebbe fare un importante investimento produttivo sul territorio a beneficio della sua rinaturalizzazione e qualificazione, con l’aumento delle aree verdi. Gestire in modo intelligente e sostenibile le grandi potenzialità presenti in esso può diventare il volano dello sviluppo turistico e quindi economico della nostra comunità, perché innescherebbe una serie di realtà produttive e occupazionali. Potrebbe dare vita a un’agricoltura qualificata e di nicchia. Penso, ad esempio, alla coltivazione delle fragole, oltre a produzioni ortive specializzate con vendita diretta ai fruitori del percorso fluviale». Questa iniziativa potrebbe risvolti importanti anche sul fronte della pratica sportiva e, di conseguenza, sul benessere psicofisico delle popolazioni. Il progetto prevede infatti «due fasce larghe 15-20 metri sulle sponde del fiume, coperte di verde, con camminamenti naturali per pedoni e ciclisti, dotati di servizi elementari», le quali «implementerebbero il valore e la produttività di quel territorio in modo esponenziale rispetto all’abbandono e all’uso che se n’è fatto finora». Non solo: «Camminare lungo il parco renderebbe le nostre passeggiate più piacevoli e rilassanti – assicura Cossu – accompagnate dalla musicalità naturale del canto dell’usignolo e del martin pescatore o dal battito d’ali dell’airone cinerino e delle gallinelle d’acqua» e «l'acqua del fiume permetterebbe di praticare la navigazione in canoa, tavole e piccoli barchini e alimenterebbe pure varie forme di pesca sportiva, nel rispetto delle dovute regole, oltre all’osservazione e allo studio degli animali presenti per gli appassionati». Il parco diventerebbe oltretutto, secondo Cossu, «il luogo ideale per le scolaresche che potrebbero fare didattica sul campo».

Un progetto ben strutturato, quello dell'Atao, che ora spera di ricevere delle risposte dai sindaci dei due Comuni interessati dal parco fluviale e si propone di coinvolgere i cittadini, attraverso una raccolta firme, le altre associazioni ambientaliste.(p.camedda)

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