Cavalli al passo lungo il santuario

Sedilo, nel giorno dell’Ardia a San Costantino qualche cavaliere ha voluto omaggiare la corsa

SEDILO. Non c’erano le folle richiamate dalla spettacolarità dell’Ardia a cavallo, ma anche senza l’evento che celebra le imprese di San Costantino, ieri il santuario è stato meta di pellegrinaggio. Malgrado tutto, diversi cavalieri hanno voluto ripetere lo stesso rituale che avrebbero osservato in condizioni normali, ma senza i ritmi serrati di una moltitudine al galoppo. Al passo e con ordine, alcuni di loro hanno disceso il pendio di Su Frontigheddu, imboccato l’arco e raggiunto il santuario. «Sentivo di doverlo fare, volevo onorare il santo come facevo in passato», ha commentato uno di loro, Alessandro Muredda.

Per tutta la giornata c’è stato comunque un via vai di persone, soprattutto in concomitanza con le celebrazioni eucaristiche. «Sono l’atto più alto della nostra fede» le ha definite il parroco don Battista Mongili nell’omelia della messa solenne: «Purtroppo, per il secondo anno consecutivo sono mancate quella partecipazione di popolo e quell’aria di festa che essa porta nella nostra liturgia. Ma viviamo momenti particolari, dobbiamo esserne consapevoli», ha sottolineato il sacerdote, che alludendo al dramma personale vissuto in autunno a causa del covid, ha auspicato di tornare a celebrare l’Ardia il prossimo anno e per molto tempo ancora.

E parole beneauguranti ha pronunciato anche il prefetto di Oristano, Fabrizio Stelo, presente alla funzione. Il rappresentante del governo ha riassunto lo spirito di questa edizione con tre parole: gioia, mestizia e speranza. «Gioia – ha spiegato il funzionario statale – perché è comunque una festa e la comunità ha riaffermato la propria devozione a San Costantino. Mestizia perché le celebrazioni sono molto ridotte. Speranza perché se saremo bravi a mantenere le precauzioni minime eviteremo l’incubo dei mesi scorsi e nel 2022 potremo rivedere l’Ardia. Da senese e da contradaiolo dico che quando le tradizioni sono veramente sentite non scompaiono. Se la comunità di Sedilo rimarrà attaccata alle proprie, si tratterà di un nuovo risveglio dopo un incubo durato due anni».

Dello stesso tenore le dichiarazioni del presidente dell’associazione Santu Antinu, Franco Putzulu: «Desideriamo tutti rivivere appieno la tradizione e ci auguriamo di farlo già l’anno prossimo. Significherà anche aver superato la pandemia».

Di poche parole il sindaco. «Da sedilese non posso che auspicare il ritorno dell’Ardia nel 2022», ha detto Salvatore Pes. Ma c'è chi, in quei luoghi consacrati tornerà sempre, indipendentemente dalla malia della corsa a cavallo. «Vengo a San Costantino da più di sessant’anni e mia madre lo faceva prima di me. È un richiamo molto forte, mi sono invocata spesso al santo e mi ha sempre aiutata», ha raccontato Marianna Ruju, arrivata lunedì mattina da Bono con un centinaio di compaesani che a piedi hanno percorso i 45 chilometri che separano il loro paese da Sedilo, dove, rispetto all’anno passato c’è anche una ventata di normalità in più. Una ventina di persone hanno infatti trovato alloggio negli storici muristenes. La maggior parte di loro appartengono alla famiglia della signora Ruju, quattro generazioni riunite nello stesso luogo a testimoniare una devozione senza tempo. Come quella di chi, anche ieri, seppure nei limiti di ciò che il momento storico consente, ha voluto percorrere a cavallo quelle decine di metri di sterrato che, negli anni passati, erano anche il teatro in cui l’ardore diventava qualcosa di più di un sentimento. Chi li osservava ha regalato loro un applauso che sa tanto di speranza.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes