Furti in casa di anziani, arrivano le condanne

Colpevoli al termine del rito abbreviato tre venditori ambulanti di Buddusò I colpi messi a segno nel centro storico avevano fruttato circa 53mila euro

ORISTANO. Venditori ambulanti in trasferta col vizietto del furto. I bersagli erano persone anziane e in un’occasione uno di loro era un non vedente. La giudice per le udienze preliminari Federica Fulgheri non ha dubbi che siano colpevoli e li condanna. I colpi messi a segno sono due, mentre il terzo andò male perché la vittima che già era stata gabbata una volta, aveva cambiato il nascondiglio al suo tesoretto. Al termine del rito abbreviato, i tre amici di Buddusò si ritrovano alle prese con condanne il cui peso è notevole per via delle recidive che a tutti erano contestate.

Ad avere la peggio è stato il 63enne Salvatore Saba a cui il processo lascia in eredità sette anni e quattro mesi e 1.600 euro di multa. Gli venivano imputati entrambi i furti e il tentato furto, così come al 41enne Mario Soro che chiude la pratica, in attesa dell’appello, con cinque anni e otto mesi e 1.200 euro di multa. La pena è identica a quella che dovrà scontare il 46enne Mario Tavanti, sebbene gli fossero contestati un solo furto e il tentato furto.

Non più di una settimana fa, il pubblico ministero Armando Mammone aveva chiesto pene molto simili a quelle poi arrivate nonostante le difese, affidate agli avvocati Antonio Secci, Sergio Milia e Nicola Lucchi, avessero portato all’attenzione della giudice alcuni aspetti, legati soprattutto alle celle telefoniche, che però non hanno fatto breccia. Così l’accusa vede confermata la propria tesi, consolidata grazie alle indagini portate avanti dalla Squadra mobile della polizia.

Nei libri gialli si dice che il colpevole torni sempre nel luogo del delitto e l’errore dei tre è stato probabilmente quello di voler mettere a segno un secondo furto in una delle due case che avevano già svaligiato una prima volta. Nel centro storico di Oristano avevano fatto sparire i 23mila euro che un anziano non vedente custodiva in un cassetto. Erano riusciti a individuare il luogo in cui teneva i propri risparmi un giorno in cui erano entrati in casa per vendere della frutta. Si erano poi fatti cambiare delle banconote ed erano riusciti a scorgere il malloppo che avevano fatto sparire quando l’anziano si era allontanato per servire un bicchiere d’acqua a uno di loro.

Tecnica simile usarono in un’altra casa, dove il bottino fu ancora più consistente: 30mila euro. Poi però, si rifecero vivi al primo domicilio e l’anziano non vedente, in quell’occasione, riconobbe la voce di uno di loro e la ricollegò al precedente furto. Fu allora che avvisò la polizia che iniziò a controllare le telecamere di videosorveglianza. Tra le immagini c’erano anche quelle che riprendevano due dei tre ladri mentre andavano via in tutta fretta. Il resto lo fece il lavoro di verifica dei telefoni cellulari dei tre che agganciarono le celle di Oristano in orari compatibili con quelli dei furti e del tentato furto. Questo è stato proprio uno dei punti più contestati dalla difesa perché la coincidenza di tempi e luoghi non sarebbe stata fedele alla ricostruzione della procura, ma non è bastato per convincere la giudice che ha anche stabilito l’entità del risarcimento dei danni nei confronti di una delle due vittime dei furti. L’anziano non vedente, che si era costituito parte civile assistito dall’avvocato Antonello Casula, otterrà 24mila euro per il furto consumato e altri 3mila euro per quello che invece non era andato a buon fine.

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