Un solo anestesista e fuori dalle sale c’è la fila di barelle

I pazienti attendono gli interventi che vanno a rilento All’hub vaccinale anziani in coda sotto pioggia e grandine

ORISTANO. «Una fila di barelle con sopra i pazienti ad attendere il proprio turno davanti alla sala operatoria. Pazienti, non oggetti». La denuncia è di quelle che fanno raggelare il sangue perché anche ieri al San Martino, gli interventi chirurgici sono stati solo per le emergenze. Come da mesi, ormai, nell’ospedale dove mancano troppi anestesisti, non si riesce più a garantire gli interventi programmati. Ieri ad esempio, di anestesisti ce n’era soltanto uno a disposizione per le cinque sale operatorie.

La segnalazione della situazione a dir poco critica, l’ennesima da diversi mesi a questa parte, è arrivata dal Comitato per il diritto alla salute: «Se arrivassero in contemporanea diverse urgenze chi verrà operato per primo? L’addome acuto, il cesareo, la frattura esposta o l’emorragia? Quei pazienti sono i nostri genitori, i nostri figli, i nostri amici». È l’ennesimo grido di allarme per ricordare che, nonostante le promesse fatte ai sindaci dall’assessore regionale alla Sanità e dai vertici di Ats, dei nuovi anestesisti che sarebbero dovuti arrivare a rimpiazzare i vuoti di organico lasciati dai colleghi trasferiti o andati in pensione, per il momento non si è vista nemmeno l’ombra.

Sembra di essere tornati indietro allo scorso agosto, quando, un paziente dell’ortopedia in attesa di operazione, venne rimandato in camera perché nel frattempo era arrivato un altro caso urgentissimo da operare. Per comprendere l’enorme voragine creata nell’organico dell’ospedale, basta un elemento: fino a cinque anni fa, gli anestesisti erano trentatré, attualmente, ne sono rimasti undici. Con questi numeri è facile capire che gli specialisti, che devono assicurare anche i turni nel reparto di rianimazione, non possano esser contemporaneamente nelle sale operatorie.

Il Comitato accusa e imputa la causa di questa preoccupante situazione alla giunta regionale: «Ci chiediamo come vorrà essere ricordata: come quella che ha determinato la chiusura dell’ospedale San Martino, unico Dea di primo livello per una provincia di 168.000 abitanti? O come quella che non è in grado di fornire i livelli essenziali di assistenza? O come quella che passa sopra come un panzer sull’articolo 32 della Costituzione?»

Alla denuncia si affiancano anche le proposte: «Ci sono diverse possibilità di risolvere il problema con le prestazioni aggiuntive da altre sedi o con gli ordini di servizio. Il vostro ruolo vi impone di risolverli. Il nostro è quello di denunciarli e farli conoscere a tutta la popolazione».

Nel frattempo al punto vaccinale di Sa Rodia ieri si è vissuta l’ennesima giornata di disagi. Fuori dal palazzetto, decine di persone in fila, molti anziani, hanno dovuto attendere il loro turno senza alcun riparo, al freddo, sotto la pioggia battente e persino la grandine. Il tutto tra le proteste degli utenti che segnalano come le gradinate all’interno del palazzetto fossero completamente vuote. In questi giorni all’hub si lavora a ritmi forzati per le terze dosi e le prime vaccinazioni dei ritardatari. Se poi si aggiunge che pioggia e freddo non sono certo un evento anomalo in questo periodo dell’anno, è evidente che i disagi potevano essere ampiamente previsti e che forse ci si poteva organizzare in modo adeguato.

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