L’Ardia e le pandele venute dal passato

Sedilo, si arricchisce la letteratura storica sulla grande festa di San Costantino

SEDILO. La bibliografia dedicata alle manifestazioni del culto di San Costantino, a una delle espressioni più note della devozione popolare e agli uomini che nel corso dei secoli si sono alternati sul proscenio dell’Ardia di Sedilo, si arricchisce di un tassello inedito. Il pezzo mancante si ritrova nel libro “L’Ardia e la festa” appena dato alle stampe da Gianni Meloni, dipendente di Agris Sardegna ed ex assessore comunale.

L’autore è partito con l’intenzione di strappare dall’oblio i cavalieri di Sedilo che condussero la corsa equestre in epoche antecedenti al 1941, dei quali non c’è traccia nel registro delle prime pandele e nelle pubblicazioni precedenti e successive. È solo riannodando i fili dei ricordi serbati dagli anziani che, nel 2018, sono venuti alla luce i nomi dei sedilesi che guidarono la rappresentazione storico-religiosa prima del 1941, l’anno in cui il parroco don Pinna istituì il registro delle prime pandele. I racconti delle oltre cinquanta persone intervistate hanno poi convinto l’autore ad approfondire tutti gli aspetti della festa che si intrecciavano con la storia sociale ed economica del paese.

Restituire memoria ai protagonisti dimenticati e ricostruire le molteplici sfaccettature della festa-simbolo di una società arcaica ha richiesto anche un’accurata ricerca delle fonti scritte. Un impegno che ha portato l’autore a spulciare centinaia di documenti tra quelli conservati nella Biblioteca universitaria e nell’Archivio di Stato di Cagliari e negli archivi di parrocchia e diocesi. «Cammin facendo l’orizzonte dell’indagine si è ampliato – spiega Gianni Meloni –. Ne è nato un libro sulla festa di San Costantino che racconta il culto religioso con le sue storiche manifestazioni devozionali, il pellegrinaggio dei fedeli, gli ex voto, la costruzione, le ristrutturazioni e i rimaneggiamenti del santuario, il ruolo del clero e dei notabili nella comunità rurale di fine Ottocento e inizio Novecento, ma soprattutto la storia dell’Ardia e le vicende dei cavalli e dei cavalieri, attinte dalla vasta narrativa popolare tramandata dalla memoria orale, ricchissima di aneddoti.»

Proprio grazie alle testimonianze orali l’autore è risalito all’identità dei sedilesi investiti del ruolo di prima pandela nei decenni a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. All’epoca non era un fatto inconsueto che gli esponenti delle famiglie locali più abbienti e influenti svolgessero quel compito per molti anni di fila. È il caso di Giovanni Santo Cuscusa, noto Juassantos, che ricoprì il ruolo di primo cavaliere per 22 anni consecutivi, dal 1867 al 1888.

Di questa figura e di tutti gli altri aspetti indagati nel libro si parlerà nell’incontro in programma oggi alle 18 a Sa prima ighina. Oltre allìautore, parteciperanno il direttore del servizio ippico dell’Agris, Raffaele Cherchi, il giornalista Pier Sandro Pillonca, Maurizio Casu, responsabile del Centro documentazione Sartiglia, e Umberto Cocco in veste di moderatore.

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