A processo per i falsi lavori

Rinviati a giudizio l’amministratore della Progetto Clima e due dipendenti della Prefettura

ORISTANO. Tanti appalti, quelli delle manutenzioni delle caldaie delle caserme dei carabinieri della provincia, e una sola ditta a vincerli. Tanti lavori che quella stessa ditta avrebbe dovuto compiere e che, sebbene certificati come eseguiti, non si sarebbero svolti. Tutto ciò fu reso possibile da un intreccio di presunto malaffare che avrebbe coinvolto un imprenditore e due funzionari della prefettura. Il primo è il 41enne Federico Erdas (difeso dagli avvocati Gianfranco Siuni e Raffaele Miscali), ex amministratore della Progetto Clima che nel frattempo ha cambiato nome in Dueffe; gli altri sono Ignazio Buccoli (difeso dagli avvocati Gianfranco Trullu e Marco Langiu), originario di Cagliari, allora dirigente dei Servizi comuni, contabilità finanziaria e Affari generali dell’ufficio governativo, e Fulvio Sprio (difeso dall’avvocato Guido Manca Bitti), palermitano, allora funzionario nella Prima sezione appalti, forniture di beni e Servizi in economia.

È il riassunto delle accuse del pubblico ministero Marco De Crescenzo e quelle accuse hanno convinto la giudice per le udienze preliminari, Elisa Marras, a rinviare a giudizio i tre e una quarta persona. Ad affrontare il processo che inizierà il 4 marzo, oltre cinque anni dopo che l’indagine cominciò, è chiamato anche il dipendente della Progetto Clima, Fabio Garau, 39 anni di Villaurbana. Per quest’ultimo, difeso dall’avvocato Alessio Manconi, l’accusa è una sola ovvero quella di frode in pubbliche forniture, capo d’imputazione di cui dovrà rispondere anche l’imprenditore Federico Erdas, marito dell’allora sindaca di Siamaggiore Anita Pili, oggi assessora regionale all’Industria (completamente estranea ai fatti e mai coinvolta nell’inchiesta). A quest’ultimo viene contestata anche la turbativa d’asta ed è su questo aspetto che, stando alle accuse, entrarono in gioco i due funzionari della prefettura a cui viene contestato il medesimo reato, oltre a quello di falso.

Al centro dell’inchiesta e anche del futuro processo c’è l’appalto della manutenzione delle caldaie della stragrande maggioranza delle caserme dei carabinieri della provincia sino al 2017, per l’esattezza trentuno edifici in cui l’Arma aveva la sede operativa. L’affidamento dell’appalto e la verifica dell’effettuazione dei lavori di manutenzione era materia di competenza della prefettura: secondo il pubblico ministero questi lavori sarebbero stati regolarmente fatturati e pagati dallo Stato alla Progetto Clima, senza che le manutenzioni venissero effettivamente svolte. L’altro aspetto su cui fece luce l’indagine fu il fatto che la Progetto Clima ottenesse il lavoro ancora prima di presentare formalmente il preventivo. Fatto ancor più particolare sarebbe quello che, nei documenti riguardanti gli appalti ed entrati a far parte dell’inchiesta, risulterebbe depennata la data di scadenza della presentazione dei preventivi stessi.

A destare i primi sospetti fu, nel 2016, un guasto alla caldaia della caserma di Seneghe. Fu allora che si scoprì che la manutenzione non era stata effettuata. Da quel momento ci fu l’effetto domino con controlli in tutte le altre caserme: dai documenti risulterebbe che un solo operaio della Progetto Clima sarebbe stato in grado di effettuare numerose manutenzioni nello stesso giorno, missione impossibile considerando i tempi di lavoro e quelli per percorrere i chilometri che separavano le caserme. Queste sono le accuse contenute nei fascicoli d’indagine. Nell’udienza preliminare non c’è stato grande spazio, come da procedura, per argomentare le tesi contrapposte della procura e del collegio difensivo, queste ultime tutte orientate a richiedere il non luogo a procedere. Ci sarà tempo nel processo per dimostrare l’eventuale innocenza degli imputati.

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