«Tecnici Enel del tutto innocenti»

S. Anna, le difese ribaltano le ipotesi accusatorie per il rogo del 2017 partito da un sezionatore

MARRUBIU. «Assolvete gli ingegneri dell’Enel». A queste conclusioni è arrivato il collegio difensivo del processo che si svolge in tribunale ad Oristano, per l’incendio che il 3 luglio del 2017, attraversò 790 ettari di territorio nelle campagne di Arborea, Marrubiu e Santa Giusta, divorando coltivazioni ed edifici rurali. L’inchiesta che all’epoca venne condotta dal sostituto procuratore della Repubblica, Rossella Spano, portò al rinvio a giudizio degli ingegneri Enrico Onnis, di Mogoro, Carlo Spigarolo, di Como e del cagliaritano Silvio Ruggiero. Tutti avevano compiti differenti all’interno dell’Enel: l’ultimo era il responsabile della zona di Oristano per la società che distribuisce l’energia elettrica, mentre i primi due erano rispettivamente il responsabile dell’unità operativa che non avrebbe agito tempestivamente nonostante le segnalazioni fatte dai residenti di Sant’Anna sul malfunzionamento del sezionatore e il responsabile della distribuzione territoriale dell’energia elettrica per l’intera Sardegna. L’accusa aveva infatti attribuito al difettoso funzionamento del palo sezionatore di Is Bangius attribuendo agli imputati la mancata osservanza della ordinanza regionale antincendi e quella della omessa manutenzione del palo così come prescritta dal costruttore che prevedeva ispezioni annuali. La pm Daniela Muntoni, il 23 ottobre scorso aveva chiesto per i tre imputati la condanna a tre anni e mezzo di carcere ciascuno. Nell’udienza di ieri, i difensori, gli avvocati Sebastiano Chironi, Pierluigi Concas e Tommaso Marrazza hanno evidenziato «assenza di colpe e il puntuale rispetto dei protocolli di Enel distribuzione sulle manutenzioni, protocolli approvati dalla Autorità nazionale per l’energia ed il gas». L’ avvocato Chironi ha puntato la difesa sulle posizioni di garanzia degli ingegneri Spigarolo, Ruggiero ed Onnis. « Il processo nulla ha detto sulla attribuibilità a ciascuno di una qualche specifica condotta omissiva, la tesi accusatoria si è limitata a ritenere che il rivestire incarichi apicali all’interno di strutture complesse come quella di Enel distribuzione valesse ad attribuire automatiche responsabilità – ha detto – quando, piuttosto, se si vuole attribuire colpa omissiva a taluno occorre che si dia conto della organizzazione della struttura, dei ruoli da ciascuno rivestiti, delle sfere di competenza e dei poteri-doveri dei soggetti coinvolti». Secondo Chironi, insomma «il processo su questo versante non consente di muovere alcun rimprovero agli imputati». L’ avvocato Pierluigi Concas ha preso in esame gli addebiti di colpa specifica, escludendo che si fosse violata la ordinanza regionale antincendi, dato che Enel aveva provveduto mesi prima al taglio degli eucaliptus a ridosso della linea elettrica tanto che la stessa Forestale aveva escluso che nel punto ove scaturì l’incendio vi sia mai stato contatto tra fronde e conduttori idoneo a creare un corto circuito. Sulle contestate mancate manutenzioni sul palo sezionatore secondo le prescrizione del costruttore, l’avvocato Concas ha osservato che le prescrizioni risalivano a 20 anni prima dell’incendio e che Enel aveva sostituite con un protocollo, con ispezioni eliportata con telecamere all’infrarosso, cioè con strumento che è in grado di stabilire i punti di calore sulle linee e consentire l’intervento tempestivo delle squadre tecniche. L’avvocato Tommaso Marrazza ha invece parlato di «assenza di prova scientifica». Le perizie dei consulenti della difesa, secondo Marrazza, avrebbero infatti concluso «la totale mancanza di prova sull’origine dell’incendio, sulla rottura della vite di cui un moncone è caduto in terra visto che nessun accertamento è stato svolto sulla intensità di calore che ha attraversato la vite stessa». Si torna in aula il 24 gennaio per le repliche e la sentenza.

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