«Tre bambine violentate» l’accusa chiede venti anni

L’imputato le avrebbe adescate e convinte ad andare con lui in un casa disabitata I fatti in un paese della provincia. Le presunte vittime avevano 9, 12 e 14 anni

ORISTANO. Venti anni di condanna. Li ha chiesti il pubblico ministero Valerio Bagattini. Sono più di quanti ciascuna delle sue presunte vittime ne abbia ora e sono ben più di quanti ciascuna di loro ne avesse nel momento in cui il 54enne le avrebbe adescate e fatte cadere nell’orrore delle violenze sessuali. Erano bambine o poco più che bambine e il loro aguzzino le avrebbe strappate alla fanciullezza abusando di loro ripetutamente, dopo essere riuscito a carpirne la fiducia.

L’accusa non ha dubbi sul fatto che quell’uomo, in carcere dal mese di maggio del 2020, quando fu arrestato dopo un’operazione lampo della squadra mobile della polizia coordinata dalla procura, sia colpevole. Le prove sono state elencate nella requisitoria pronunciata durante il processo che si celebra con rito abbreviato davanti alla giudice per le udienze preliminari Federica Fulgheri. La sentenza arriverà il 3 febbraio, intanto però il pubblico ministero ha ripercorso le tappe della vicenda, partendo proprio dalle indagini che hanno riguardato un paese della provincia – forniamo indicazioni né sul luogo in cui i fatti sarebbero accaduto né sul nome dell’imputato per evitare che vengano individuate le presunte vittime degli abusi –.

È comunque in quel paese che esplode il caso, quando tutta l’Italia si stava risvegliando dopo la prima serrata imposta per tentare di bloccare la prima ondata del covid.

Nessuno poteva uscire di casa, se non per cause di estrema necessità, invece alcune persone notarono uno strano via vai in una casa momentaneamente disabitata. Il 54enne, sposato e con due figli, aveva le chiavi che gli erano state lasciate dai proprietari, i quali rientravano in paese solamente per le vacanze estive e in quel momento si trovavano all’estero. Una vicina di casa, insospettita, un giorno scatta la foto decisiva, mentre il signore entra con una bambina. Subito dopo decide di avvisare la polizia, perché ha paura che stia accadendo qualcosa di orribile.

Gli inquirenti si mettono immediatamente al lavoro e avviano gli appostamenti. All’interno della casa, poi, piazzano le microspie e sin dai primi riscontri hanno la certezza di trovarsi di fronte a qualcosa a cui loro stessi faticano a credere. In pochissimo tempo mettono in piedi l’operazione che porta all’arresto del 54enne e da quel momento vengono avviate ulteriori indagini per capire se la vittima sia una sola oppure, come sembra dalle ispezioni di computer e telefonino del sospettato, altre bambine siano coinvolte. È così che si chiude il cerchio e si scopre che le vittima sono tre e hanno 14, 12 e 9 anni. È sempre così che davanti all’indagato si serrano le porte delle celle del carcere. Prima a Massama, poi a Lanusei, dov’era stato trasferito nei giorni immediatamente successivi all’arresto. L’incidente probatorio, a cui qualche mese fa partecipano le tre presunte vittime, non aggiunge molto a un quadro accusatorio che per la procura è già completo. Arriva così la richiesta di rinvio a giudizio, cui fa seguito la mossa dell’avvocato difensore Maurizio Corda che opta per il rito abbreviato. Questo consente all’imputato, in caso di colpevolezza, di avere lo sconto automatico di un terzo. Il calcolo è semplice: dai trent’anni di pena base, si scenderebbe a venti, che è quanto sollecitato dall’accusa. Il processo non è infatti terminato e la sentenza arriverà dopo che nell’aula avranno esposto le loro argomentazioni la difesa e l’avvocatessa di parte civile Barbara Corda.

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