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cronaca

L’eroe che fermò i treni nazisti

La storia dell’ingegnere Bartolomeo Meloni che impedì la deportazione nei campi di concentramento


29 gennaio 2022 di Piero Marongiu


SANTU LUSSURGIU. Sono stati tanti i sardi che hanno sacrificato la vita per liberare il Paese dalla dittatura nazifascista. Eroi, spesso sconosciuti alla grande cronaca, che, con loro integrità morale, hanno contribuito a salvare molte vite dallo sterminio sistematico attuato nei lager nazisti. Bartolomeo Meloni, ingegnere ferroviario nativo di Cagliari e originario di Santu Lussurgiu, è sicuramente uno di quegli eroi. La sua figura di oppositore al fascismo è ben tracciata nel saggio storico scritto da Rita Arca Pintus, intitolato “Notte e nebbia a Dachau. Bartolomeo Meloni tra storia e memoria”, edito dalla casa ghilarzese Iskra.

Il lavoro della professoressa Rita Arca Pintus, insegnante di lettere nelle scuole medie e superiori di Oristano e provincia, è il frutto di una ricerca meticolosa condotta su fonti d’archivio, pubblicazioni e documenti editi e inediti, evidenzia l’elevata statura intellettuale ed umana, mai prona al potere di quel tragico periodo, di Bartolomeo Meloni. Ed è proprio a causa dei gesti da lui compiuti, che avevano come unico obiettivo quello di boicottare le azioni dei nazifascisti in Veneto, venne arrestato e deportato a Dachau, l’unico campo di concentramento rimasto operativo per tutto il tempo in cui il Terzo Reich rimase al potere, dal 1933 al 1945.

Proprio a Dachau, nel 1944, sopraffatto dagli stenti e dalle percosse, l’ingegnere lussurgese morì. Bartolomeo Meloni, nel 1943, era in servizio a Venezia in qualità di Ispettore Capo delle Ferrovie. Era una posizione di vertice nella struttura ferroviaria e fu proprio grazie a quel ruolo che riuscì, insieme ad altri persone della resistenza veneta, a fornire un contributo determinante nell’organizzazione delle azioni di sabotaggio contro il regime, riuscendo a salvare un gran numero di soldati e marinai italiani, contro i quali, dopo l’8 settembre 1943, si accanì la violenza nazifascista causata dall’armistizio firmato a Cassibile, in Sicilia, dal generale Giuseppe Castellano a nome del Generale e Maresciallo dd’Italia, Pietro Badoglio, nel frattempo nominato capo del governo al posto di Mussolini, messo in minoranza dal Gran Consiglio del fascismo e fatto arrestare dal Re Vittorio Emanuele III.

A seguito di quei fatti, a cui seguirono giornate incerte e confuse in tutta Italia e in altre zone in cui i militari italiani erano dislocati, Bartolomeo Meloni si adoperò per fermare, deviare, rendere inagibili le linee e i raccordi ferroviari su cui dovevano transitare i treni carichi dei deportati diretti ai campi di concentramento o di sterminio in Germania e nel Nord Europa. Il piano studiato dall’ingegnere originario di Santu Lussurgiu, fermò i convogli con le carrozze piombate, nelle quali si trovavano già stipate centinaia di persone, in attesa di partire per le loro destinazioni finali. Inoltre, la determinazione mostrata da Meloni contribuì in maniera determinante a consolidare l’azione della resistenza partigiana in quell’area. Questo segnò anche il suo destino: Bartolomeo Meloni, a seguito di quelle azioni, venne arrestato e condotto prima nel carcere fascista di Santa Maria Maggiore, da lì in una struttura detentiva di Verona e successivamente a Dachau, nella Baviera. Anche se non è stato insignito del titolo di “Giusto tra le nazioni”, il libro di Rita Arca Pintus aggiunge il nome di Bartolomeo Meloni a quelli di quanti si sono opposti al nazifascismo. Per le celebrazioni legate alla Giornata della memoria, lunedì prossimo, alle 17.30, “Notte e nebbia a Dachau” sarà presentato, in videoconferenza. Condurrà Luisa Madau.

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